ROMA Ora tocca alle tasse. Il messaggio che arriva chiaro dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e forse per la prima volta così forte, è quello dell’«urgenza». Quella di «intervenire» per abbassare la pressione fiscale e liberare la crescita. Ma anche l’urgenza di un fisco più equo che tenga conto degli affanni dei cittadini onesti. Ora più che mai, con la crisi ancora in pieno svolgimento, ha sottolineato il ministro intervenendo alla cerimonia per i 240 anni della Guardia di Finanza.
LA STRADA DELL’EQUITÀ
E dunque se «contenere l’elevata pressione fiscale che è ostacolo al ritorno a ritmi di crescita in linea con i partner internazionali» è ormai un passo obbligato, è prioritario per il governo anche «rendere «più equo l'onere del prelievo fiscale». Perchè bisogna «tenere conto delle difficoltà dei contribuenti onesti. E perchè un fisco equamente distribuito», come quello che emergerà attraverso l’attuazione della delega fiscale, «consentirà di affrontare meglio questo momento».
Il «riordino complessivo» del sistema tributario nazionale passerà dunque dalla delega fiscale «di cui il Consiglio dei ministri ha approvato ieri primi elementi». Ma la manovra di equità passerà anche dal proseguimento «con determinazione» della lotta a tutti i crimini finanziati.
Ci sono, infatti, «ampi margini» per la lotta all’evasione fiscale». Una piaga che ha «effetti distorsivi sull’allocazione delle risorse», ma che per il ministro «interferisce anche con il normale funzionamento della concorrenza nel mercato, accresce l’onere fiscale per gli onesti, esaspera le disuguaglianze» ed è «legata in modo simbiotico a corruzione e criminalità organizzata».
GUERRA AI CRIMINI FISCALI
Non si tratta soltanto di combattere crimini fiscali con impatti di natura sociale ed economica, ma si tratta di difendere «alla base la stessa credibilità di un Paese e del suo sistema politico». È in questo clima che il ministro dell’Economia ha sottolineato «il rapporto di stretta vicinanza e fiducia verso la Guardia di Finanza», un rapporto «più saldo che mai» nel momento in cui è in corso «un’azione di trasparenza e c’è «il massimo sforzo per fare chiarezza riguardo ad alcune eventuali responsabilità individuali.
A rinforzare il concetto ci pensa anche il messaggio fatto recapitare alla cerimonia del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che non usa mezzo termini per definire l’evasione, le frodi fiscali e la corruzione come «minacce subdole, potenti e globali» che «attentano allo sviluppo economico e sociale degli stati, penalizzano i cittadini e privano i giovani di fiducia e opportunità per il futuro».
Minacce pesanti per il capo dello Stato che la Guardia di Finanza «fronteggia con impegno e successo». Il pensiero è anche a quei 3.000 e poco più evasori totali smascherati nei primi cinque mesi dell’anno dalla stessa Guardia di Finanza.