Giacomo Cuzzi, Enzo Del Vecchio, Giuliano Diodati, Paola Marchegiani e Sandra Santavenere per il Pd; Adelchi Sulpizio dei Liberali-Centro democratico-Popolari per Pescara; Giovanni Di Iacovo per Sel; e Bruna Sammassimo, ex direttrice dell’Inps di Montesilvano, pescata all’esterno del consiglio. Sono questi i componenti della nuova giunta targata Marco Alessandrini, gli otto nomi di cui si sentirà molto parlare per i prossimi cinque anni, dato che starà a loro delineare il futuro di Pescara insieme al neo sindaco. Una giunta che, però, esattamente come accaduto cinque anni fa, potrebbe partire monca. Salvo ripensamenti da una delle due parti, rimarrà libero il posto destinato a Scegli Pescara, dopo che tutte le trattative affinché la lista proponesse il nome di una donna assessore sono saltate. Gianni Teodoro aveva chiesto un posto per se stesso in giunta o, in alternativa, per l’avvocato Fabio Di Paolo, suo amico e consigliere da sempre. Entrambe le proposte sono state respinte dal Partito democratico, che sabato pomeriggio ha votato a maggioranza per tenere una linea dura contro l’ex consigliere.
Alessandrini, evidentemente scettico sull’ipotesi di chiudere tutti i ponti con Scegli Pescara, dato che in questo modo la sua maggioranza perderebbe già due consiglieri, ha lasciato la porta aperta a Teodoro, concedendogli altro tempo per indicare un nome femminile. Il più probabile sembra essere quello di Daniela Arcieri Mastromattei e non è da escludere che la notte porti consiglio e che Teodoro decida di fare un passo indietro oggi stesso. L’ipotesi non è del tutto improbabile, poiché un rifiuto significherebbe l’esclusione della sua lista dall’esecutivo e la rottura con la maggioranza, film già visto in passato. Ma per avere la certezza bisognerà comunque aspettare domani, giorno in cui Alessandrini dovrebbe finalmente sciogliere il riserbo sulla giunta. Da risolvere anche la melina finale del renziano Cuzzi, che prima di accettare l’assessorato vuol conoscere le deleghe. Tra le certezze c’è invece la presidenza del consiglio comunale che andrà ad Antonio Blasioli, il più votato del Pd, mentre resta ancora aperta la battaglia per il capogruppo, che vede in corsa Marco Presutti, ex portavoce di Luciano D’Alfonso, e Francesco Pagnanelli. Intanto, iniziano a circolare le prime indiscrezioni sulle deleghe. La Sammassimo ricoprirà sicuramente il ruolo di assessore al bilancio e tributi, mentre alla Santavenere potrebbe spettare quello alla tutela del mondo animale. Sembra ormai certa, poi, la delega alla cultura per Di Iacovo e ai lavori pubblici per Del Vecchio. Per Diodati si potrebbero aprire le porte dell’assessorato alle politiche sociali.
«I miei giorni con loro guerra continua»
CONVIVENZE DIFFICILI
Nec tecum nec sine te. La storia si ripete, da vent’anni. La potente famiglia di San Donato porta i voti, sempre tanti. Poi bussa alla porta del sindaco per chiedere un assessorato. E chi fa spallucce si ritrova con il nemico in casa. Lo fanno tutti, ma la singolarità dei Teodoro è che dal 1994, primo mandato di Carlo Pace, per loro l’alternanza è stata sempre una regola: una volta con il centrodestra, quella dopo con il centrosinistra. Senza pregiudiziali ideologiche. Nel mezzo: liti, strappi, veti incrociati con tutte le giunte, barricate in consiglio comunale. Racconta Carlo Pace: «Il primo ad aver avuto a che fare con loro sono stato proprio io. Gianni Teodoro aveva ottenuto un’ottima affermazione, più di mille preferenze. Lo nominai assessore alla polizia urbana e alla gestione dei rifiuti, ma ogni giorno era una guerra. Me lo trovavo sempre nella mia segreteria, si lamentava di tutto. Fin quando un giorno fui costretto ad accompagnare alla porta».
Quattro anni dopo Gianni Teodoro si ricandida con la lista di Forza Italia e anche questa volta approda in consiglio comunale a suon di carica. Il fratello maggiore, Maurizio, considerato un po’ il saggio di famiglia, è consigliere regionale. Il più piccolo, Piernicola, viene eletto presidente del Quartiere 1. Nel 2003 un altro strappo. Alle comunali si sfidano Luciano D’Alfonso e Carlo Masci, quest’ultimo sponsorizzato dal coordinatore regionale di Forza Italia, Sabatino Aracu. I Teodoro al ballottaggio stringono un patto di ferro con D’Alfonso, al quale portano il 3,5% di preferenze, contribuendo alla rimonta del centrosinistra. Gianni assume l’incarico di vice sindaco, ma anche questa volta l’idillio dura quanto un amore di mezza estate. Alle amministrative del 2008 Gianni Teodoro si ripresenta da solo, sostenuto da tre liste civiche. Anche quelle elezioni le vincerà D’Alfonso, doppiando lo sfidando del centrodestra, Luigi Albore Mascia. Ma in pieno agosto è ancora bagarre fra i Teodoro e il sindaco, accusato assieme alla sua amministrazione di fare poco o nulla per fronteggiare la crisi del commercio e di aver fallito nelle politiche sociali.
Altro giro, altra corsa. Alle comunali del 2009 la famiglia di San Donato è al fianco di Albore Mascia, che batterà Alessandrini. Ma il primo giugno e già ostruzionismo in consiglio comunale contro il centrodestra. Il 4 gennaio Mascia caccia Teodoro dalla giunta per far posto ad Alfredo D’Ercole. Apriti cielo: la lista si colloca subito all’opposizione e per cinque anni va alla guerra.