Iscriviti OnLine
 

Pescara, 16/03/2026
Visitatore n. 752.318



Data: 24/06/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
E venne il giorno delle deleghe. Sanità nelle mani di Paolucci. Nella segreteria di presidenza Ruffini e uno tra Rivera e Di Masci. Tra le deleghe di maggior rilievo, il presidente D’Alfonso tratterrà le Infrastrutture e i Trasporti, al centro di nodi particolarmente importanti

PESCARA Nella giornata di oggi, limati gli ultimi dettagli, Luciano D’Alfonso assegnerà le deleghe ai sei assessori che compongono la sua giunta. Giovanni Lolli, come ampiamente annunciato, avrà la vice presidenza e le Attività produttive, ma nessuna delega alla ricostruzione. Silvio Paolucci andrà al Bilancio, alle Risorse Umane e alla Sanità, concentrando in un maxi assessorato alcune delle materie nevralgiche per il futuro della regione. Marinella Sclocco otterrà gli Affari sociali, il Lavoro, la Formazione, l’Istruzione e la Cultura, proseguendo il lavoro intrapreso nella passata consiliatura, nel corso della quale è stata molto attiva sul fronte del sociale e membro della commissione Cultura. Donato Di Matteo, che aspirava alla Sanità ed era pronto a ripiegare sull’Agricoltura, andrà invece all’Urbanistica, all’Edilizia popolare e agli Enti locali. I bene informati riferiscono di qualche mugugno da parte dell’ex presidente dell’Ato, che avrebbe preferito materie con le quali ha maggiore dimestichezza. L’attribuzione di una serie di deleghe poco gradite potrebbe anche essere interpretata, nell’ottica dei rapporti di forza interni al partito, come il tentativo di tenere Di Matteo lontano dal suo bacino elettorale di riferimento. Mario Mazzocca, l’unico assessore non del Pd, ma molto vicino al Pd, dal quale è uscito solo pochi giorni prima del voto, avrà Ambiente, Ciclo dei rifiuti e Lavori pubblici, mentre il teramano Dino Pepe è ancora in bilico tra Turismo e Agricoltura. Una materia, quest’ultima, che Di Matteo fino all’ultimo proverà ad accaparrarsi. Tra le deleghe di maggior rilievo, il presidente D’Alfonso tratterrà le Infrastrutture e i Trasporti, al centro di nodi particolarmente importanti, come il potenziamento della linea ferroviaria Pescara-Roma, il rilancio della Dorsale Adriatica e la fusione delle tre aziende del trasporto pubblico locale. Il neo governatore conserverà anche la Programmazione dei fondi comunitari, che accorperà i fondi per l’agricoltura, i fondi strutturali e il fondo sociale, e che sarà affidata ad una cabina di regia composta dai tre esponenti della segreteria di presidenza: ne faranno parte il sottosegretario Camillo D’Alessandro e il capo di gabinetto Claudio Ruffini, assieme a Vincenzo Rivera o a Bruno Di Masci. Nei prossimi giorni, inoltre, il consigliere anziano Mario Olivieri convocherà la prima seduta del Consiglio, nel corso della quale verrà eletto il nuovo presidente dell’Emiciclo, che sarà il marsicano Giuseppe Di Pangrazio, affiancato dai vice Lucrezio Paolini, per la maggioranza e Paolo Gatti, per l’opposizione. Giochi quasi fatti anche per le sei presidenze di commissione, che andranno a Lorenzo Berardinetti di Regione Facile, a Maurizio Di Nicola di Centro Democratico e ai democrat Pierpaolo Pietrucci e Luciano Monticelli. Le ultime due caselle sono ancora da riempire e potrebbero rimettere in gioco Abruzzo Civico, ma solo a patto che ci sia un chiarimento tra i separati in casa Borrelli e D’Alfonso. Ieri sera, intanto, il numero uno dell’Idv, Antonio Di Pietro, ha fatto tappa a Pescara. Nel 2008 impose la candidatura di Costantini e attaccò duramente la gestione del Pd targata D’Alfonso, mentre oggi governa l’Abruzzo con l’ex sindaco di Pescara. «In quel periodo D’Alfonso era al centro di diverse inchieste ed io marcai una presa di distanze – ammette Di Pietro – Negli ultimi tempi abbiamo scelto di rilanciare l’alleanza con il Pd, sul solco di una linea mirata all’assunzione di responsabilità e in Abruzzo, dopo aver partecipato alle primarie con un nostro candidato, ci siamo limitati a rispettare il pronunciamento degli elettori». Il leader dell’Idv mette in luce che l’assoluzione di D’Alfonso, nel primo grado del processo Housework, rappresenta una novità di rilievo. Però avverte: «In caso di condanna in appello è tenuto a dimettersi, perché lo impone la legge Severino». Di Pietro, infine, detta la linea al suo partito. «In Abruzzo forniremo un apporto leale, ma anche vigile, alla maggioranza di centro-sinistra – conclude l’ex pm di Mani pulite - Ci siamo sottratti ai mercanteggiamenti sugli assessorati, proprio per mantenerci liberi e indipendenti rispetto all’operato del nuovo esecutivo, che intendiamo valutare nel merito».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it