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Data: 25/06/2014
Testata giornalistica: Il Centro
Brucchi tace, Gatti difende la giunta «È colpa dei Popolari se non hanno l’assessore, si sono spaccati. Se si mettono d’accordo, li aspettiamo»

TERAMO L'esclusione dalla giunta comunale dei "Popolari per Teramo" e la polemica che ne è seguita suscitano reazioni contrastanti. Dal silenzio, a valutazioni politiche molto misurate, ai post su Facebook: la nomina dei nove assessori e l'atto d'accusa da parte di Alfonso Di Sabatino Martina, che non si riconosce in un'amministrazione «tenuta sotto scacco da Gatti e Tancredi» e vede il sindaco Brucchi «ostaggio dei poteri forti», fanno da prologo alla seduta consiliare d'insediamento, convocata per venerdì alle 15.30, in cui il clima si annuncia rovente. BRUCCHI TACE. ll silenzio, emblematico come non mai, è quello del sindaco Maurizio Brucchi. Il primo cittadino, chiuso l'accordo con gli alleati dopo un lungo fine settimana di trattative, è partito per Londra. Si tratta di un viaggio programmato che si concluderà giovedì sera ma Brucchi, che di solito non si sottrae a commenti e approfondimenti, questa volta è andato via senza dire una parola. Non ha parlato né dell'assetto della sua nuova squadra, né tantomeno della presa di posizione del suo ex vicesindaco che ritroverà in aula da avversario. Nelle prossime ore il sindaco dovrà concentrarsi sulla distribuzione delle deleghe, per le quali ha già annunciato un ampio rimaneggiamento, che dovrà presentare venerdì in consiglio insieme ai nuovi assessori. Da approfondire resta, invece, la questione della presidenza della Team, che non sarebbe stata trattata nel corso degli incontri con gli alleati sulla formazione della giunta. "COLPA LORO". La risposta a Di Sabatino Martina arriva da Paolo Gatti. Il consigliere regionale, ispiratore di "Futuro In" che ha ottenuto quattro posti in giunta, respinge l'accusa di aver messo all'angolo i "Popolari". «Se la lista si è spaccata in due è un problema loro, non nostro», afferma, «se avessero fatto una proposta unitaria, non ci sarebbero stati problemi». Gatti fa riferimento a veti incrociati tra l'ex vicesindaco e Domenico Sbraccia, che da consigliere più votato dei "Popolari per Teramo" puntava a entrare in giunta e venerdì costituirà un gruppo consiliare autonomo. «Tutto questo non può essere scaricato sulla coalizione e sulla città», fa notare il consigliere regionale, che si lascia sfuggire una sola sottolineatura sul ruolo di Di Sabatino Martina: «Non è riuscito a tenere insieme due teste di cui una è la sua, per cui non capisco cosa c'entriamo noi». Gatti, che precisa di volersi concentrare sull'attività all'Emiciclo, lascia comunque la porta aperta ai "Popolari" delusi. «Li aspettiamo», conclude, «se si mettono d'accordo». TANCREDI CAUTO. Il posto non assegnato al gruppo dell'ex vicesindaco è andato al Nuovo centrodestra, che porta in giunta Marco Tancredi. Il fratello Paolo, deputato e coordinatore provinciale del partito, non si sbilancia nelle considerazioni politiche. «I malumori a caldo sono normali», osserva, «aspettiamo qualche giorno prima di fare valutazioni più approfondite». Il parlamentare, però, non vede grandi problemi di tenuta della nuova amministrazione di cui sottolinea l'adesione al programma elettorale. I POST DI FACEBOOK. L'opposizione si affida ai social network. L'ex candidata sindaco Manola Di Pasquale, in un post su Facebook, denuncia gli «evidenti conflitti d'interesse, le incapacità e le spartizioni» che emergerebbero dalle nomine in giunta. «Brucchi si è impegnato al massimo per non scontentare i burattinai Gatti e Tancredi», conclude, «e agli uomini di Chiodi toccherà forse la Team». IL PD. Il Partito Democratico di Teramo, in una nota, denuncia la nuova giunta comunale come «un inaccettabile compromesso tra potentati locali rimasti oramai a secco di potere. La moratoria tra correnti impegnate in una furente lotta per accaparrarsi le poltrone ha partorito inoltre un ulteriore danno alla spesa pubblica imponendoci ben nove assessorati, addirittura tre in più dell'appena nata giunta regionale che deve occuparsi di quasi un milione e mezzo di popolazione e produrre leggi. Oltre agli alti costi economici quelli politici sono ingentissimi, e anch'essi a carico dei poveri cittadini teramani che pagheranno la litigiosità del nuovo governo comunale con una sicura paralisi dell'azione amministrativa frutto di ricatti e ripicche».

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