L'Ulivo rimane diviso sull'operazione con Abertis. Catricalà: se ne occuperà l'Antitrust Ue
ROMA - Se l'unica mozione contro la fusione tra Autostrade e la spagnola Abertis per ora resta quella firmata dal centrodestra alla Camera, un motivo c'è. Nella nuova maggioranza emerge ora dopo ora un atteggiamento di prudenza. E se il leader dell'Unione, Romano Prodi, aveva esordito limitandosi a dire che sull'operazione intendeva «meditare», ieri è stato il presidente dei Ds, Massimo D'Alema a frenare. In un'intervista al quotidiano inglese Financial Times , D'Alema ha detto che sulla fusione Autostrade-Abertis «non penso che dovremmo preoccuparci» perché «la questione è solo quella di garantire che gli impegni presi sugli investimenti verranno rispettati». Insomma niente sospensione o revoca della concessione, idee avanzate dal centrosinistra. E se qualcuno fa notare che l'apertura di D'Alema è prevedibile, se si pensa che da presidente del Consiglio fu lui a avviare la privatizzazione di Autostrade, il presidente dei Ds si appella invece al «bisogno di introdurre concorrenza in molti settori dell'economia».
Tiene il punto per la Margherita, Enrico Letta, tra i primi a criticare l'operazione: «La fusione tra Autostrade e Abertis non crea un campione europeo ma un campione spagnolo» ha ribadito ieri. Quindi, ha precisato, le critiche all'operazione non si basano «su un problema di passaporto, ma su un problema di asimmetria e di investimenti in Italia, legato a come la privatizzazione è stata fatta».
Intanto anche dal centrodestra c'è chi rompe le righe. Il candidato-sindaco di Roma, Giovanni Alemanno (An), dopo aver incontrato il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Pietro, ricevendo rassicurazioni circa la permanenza nella capitale della sede operativa della concessionaria, ha promosso la fusione. «I rischi del sistema economico italiano - ha detto Alemanno - sono molto ridotti mentre esiste invece la possibilità di una forte proiezione del nuovo gruppo europeo nello scenario dell'economia globale, con possibilità di successo non eguagliabili dal solo gruppo italiano». All'ex ministro delle Politiche agricole piace anche l'idea che una quota della futura società venga sottoscritta dallo Stato.
Qualcosa già si muove sul fronte privato: il gruppo Gavio è «pronto a sostenere qualsiasi investimento che riguardi l'Italia» ha detto Bruno Binasco, presidente della Sias (holding del gruppo Gavio) a proposito di una possibile partecipazione all'operazione Abertis. La verifica sulla fusione, secondo il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, spetterà all'Antitrust europeo.