ROMA I giochi non sono ancora chiusi. C’è l’intesa di massima e l’ok dei rispettivi governi, ma ci sono ancora quattro step da compiere affinché il matrimonio tra Alitalia ed Etihad vada a buon fine. Quattro condizioni che, si augurano da Abu Dhabi, «saranno finalizzate nei prossimi mesi». Dopo la dichiarazione congiunta di mercoledì che ribadiva l’intesa, ieri Etihad ha tirato il freno a sorpresa, facendo capire che il dossier non è ancora definitivamente blindato.
IL PERCORSO
«L'accordo con Alitalia - ha annunciato la compagnia guidata da James Hogan - rappresenta l'ultimo passo di un percorso che può portare alla finalizzazione di una operazione. Le due aerolinee hanno raggiunto una intesa sui principali termini e condizioni in base alle quali Etihad Airways acquisirà una quota del 49% in Alitalia». Quattro i passaggi che attendono ora le due compagnie: «Il completamento della documentazione sull'operazione; la finalizzazione delle condizioni; la richiesta alle autorità regolatorie e l'approvazione finale da parte degli azionisti e del consiglio di amministrazione». Step, questi, spiega Etihad, che saranno completati nei prossimi mesi. È tutta aperta, infatti, la partita relativa al taglio di personale per 2.251 unità chiesto da Etihad, secondo la quale la nuova Alitalia deve partire con un organico 11.470 dipendenti rispetto agli attuali 13.721. Su questo fronte, dopo i due incontri della settimana scorsa, la trattativa langue da venerdì scorso. L'attesa nuova convocazione da parte dell'azienda per metà di questa settimana, ieri non c’era ancora. A questo punto, i sindacati cominciano a pensare che il prossimo passaggio possa essere quello di un incontro con il governo la prossima settimana. Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, ha annunciato che «presto», insieme al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, incontrerà i sindacati. La deadline indicata è quella di metà luglio. Da risolvere c’è ancora la messa a punto di strumenti per gestire nel modo più indolore le eccedenze di personale, che Etihad vuole lasciare a terra, opponendosi al ricorso alla cassa integrazione guadagni a rotazione e ai contratti di solidarietà. Da limare l’accordo con le banche per il taglio dei debiti. E sullo sfondo c’è sempre Bruxelles.