PESCARA Dal Governo di Romano Prodi, dove ha ricoperto l'incarico di sottosegretario allo Sport e alle Politiche giovanili, alla giunta regionale di Luciano D'Alfonso, dove siede alla destra del padre con il delicato ruolo di vice presidente.
Lolli, come si vive al fianco di un vulcano?
«Si vive adeguandosi ai ritmi di un vulcano. O almeno, provando a farlo. Noi in questi giorni stiamo già impostando un metodo diverso, proprio su spinta di D'Alfonso: siamo e saremo presenti in tutte le occasioni dove ci sono delle situazioni di difficoltà, come nelle fabbriche, e al tempo stesso in tutti i tavoli romani da cui l'Abruzzo era praticamente scomparso».
All'Aquila si vedono finalmente le gru ma sembra che nella sua città, oltre ai soldi, ci voglia più di un cane da guardia per fermare l'assalto alla diligenza. Anche da parte della criminalità organizzata. Come si muoverà la Regione?
«Ci vogliono, essenzialmente, due cose: un sistema che semplifichi ulteriormente le procedure, per rendere più lineare l'accesso ai fondi, e un’intensificazione del sistema dei controlli. Due aspetti che sono solo apparentemente in contraddizione. La Regione si farà protagonista di questa revisione normativa che stiamo completando, anche a livello nazionale, con il contributo fondamentale del sottosegretario Giovanni Legnini e dei Comuni del cratere sismico».
Roma è soltanto a un'ora e mezzo d'autostrada, Bruxelles appena a due ore di volo. Chi è oggi l'interlocutore più importante per l'Abruzzo?
«Noi oggi abbiamo tanti problemi, ma anche tanti punti di forza. Uno è la magica filiera che si è creata tra la Regione, il Governo nazionale, Comuni importanti come L'Aquila e Pescara e l'Unione europea, dove Gianni Pittella è il nostro capogruppo. Abbiamo tutti gli strumenti per lavorare bene e portare a casa dei risultati importanti se sapremo far funzionare questa filiera come una squadra. Tutto questo, però, aumenta anche le nostre responsabilità, perché adesso non ci saranno più alibi. Non si può sbagliare».
Il passato recente e lontano dell'Abruzzo è stato sempre caratterizzato da una sorta di dualismo tra il mare e la montagna che ha sempre diviso anche la politica. Ora si parla addirittura di Macroregione Adriatico-Ionica. Si entra davvero in un'altra era?
«Si deve entrare assolutamente in una nuova era. Quel dualismo spesso è stato solo un alibi dietro cui si sono rifugiati i politici. I cittadini hanno invece dimostrato in maniera chiarissima che quel dualismo non esisteva quando l'Abruzzo della costa ha accolto gli aquilani, colpiti dalla tragedia del terremoto, in un modo straordinario che nessuno potrà mai dimenticare».