ROMA Si va avanti a oltranza per chiudere entro questa settimana o all’inizio della prossima. Ma la posta al tavolo delle trattative tra Alitalia e sindacati è cambiata: adesso non si discute più sugli esuberi, ma sulla loro ricollocazione.
L’azienda è intenzionata a presentare a James Hogan un accordo già confezionato allorché il ceo di Etihad, martedì prossimo, arriverà in Italia per inaugurare il primo volo diretto Roma-Abu Dhabi. Ha fretta anche la Ue, chiamata pronunciarsi sulla legittimità dell’ingresso di Poste nel capitale di Alitalia. L’ennesimo richiamo è arrivato ancora ieri dal commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia: «Venerdì scorso a Roma ho avuto un incontro bilaterale con il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. Il governo italiano conosce bene le nostre preoccupazioni relative all’iniezione di capitale da parte di Poste italiane, che è una società di controllo pubblico. Dobbiamo verificare se questo rispetta le norme europee sugli investimenti».
Sul fronte negoziale si lavora sulla ipotesi, presentata dall’azienda, di ricollocare 900 lavoratori. «Anche se per ora - hanno avvertito i sindacati - non c’è alcuna certezza». «Chiunque stia dando i numeri in questa momento fa male al confronto», ha puntualizzato Susanna Camusso. Comunque, di questi 900 dipendenti che potrebbero essere ricollocati, 52 sarebbero stati individuati tra gli operatori delle sedi estere, 56 tra la security, 85 tra i servizi di information technology. A questi dovrebbero aggiungersi altri 200 dipendenti impiegati nella manutenzione che passerebbero ad Atitech nel caso venissero riportate in Italia alcune attività ora svolte in Israele. Per 100 piloti e altrettanti tecnici si starebbe pensando a un trasferimento in Etihad. Ancora, altri 100 lavoratori potrebbero essere ricollocati nei settori catering e pulizie. Infine ci sarebbero 50 piloti, 8 assistenti di volo e 28 lavoratori di terra che avrebbero già maturato il diritto alla pensione.