PESCARA La condanna in appello di Vasco Errani e le successive dimissioni da presidente della Regione Emilia-Romagna, rischiano di rappresentare un pericoloso precedente per Luciano D’Alfonso. Errani, che nel primo grado del processo Terremerse era stato assolto, in secondo grado ha riportato la condanna ad un anno per falso ideologico. Il governatore abruzzese, assolto nel primo grado del processo Housework, è ancora alle prese con il giudizio di appello e potrebbe ritrovarsi nelle stesse condizioni di Errani, con l’aggravante di essere sottoposto ad accuse ancora più pesanti, quali quelle di corruzione. Sollecitato a più riprese sull’argomento, il neo presidente della giunta abruzzese ha fornito risposte piuttosto elusive: prima si è lasciato sfuggire, in diretta streaming con l’alleato Giulio Borrelli, che in caso di condanna in appello non si dimetterebbe e successivamente si è limitato a precisare che si atterrebbe alla legge. La legge, in realtà, parla chiaro: l’articolo 8 della legge Severino, infatti, stabilisce che, in caso di condanna nel giudizio di appello, per reati gravi come quello di corruzione, il presidente del Consiglio ha il compito di sospendere il governatore, per diciotto mesi, dalla carica che ricopre. Il testo non sembra lasciare spazio a dubbi interpretativi, anche se i cavilli, i distinguo e le cosiddette ragioni di opportunità sono sempre in agguato. «Siamo convinti che D’Alfonso saprà dimostrare la propria innocenza – rimarca il parlamentare di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano – ma qualora venisse condannato in appello, non avrà bisogno di seguire l’esempio di Errani, in quanto scatterà la legge Severino». Maurizio Acerbo, il candidato alla carica di governatore, che nel corso dell’ultima campagna elettorale ha attaccato con maggiore insistenza D’Alfonso sulla questione morale, rende merito ad Errani. «Ha tenuto un comportamento impeccabile, di fronte ad una condanna penale, dimostrando rispetto per i cittadini e per le istituzioni – dice l’esponente di Rifondazione - In Abruzzo, invece, il centro-sinistra probabilmente direbbe che si tratta di una condanna di poco peso e inviterebbe ad attendere il giudizio della Cassazione». Quindi l’affondo contro il nuovo governatore: «Faccio presente che Errani è stato condannato in appello e che in primo grado era stato assolto. Una situazione assai simile a quella di Luciano D'Alfonso, che ha un processo in corso, con accuse ancora più gravi e infamanti come quella di corruzione». La vicenda di Errani, a giudizio di Acerbo, dimostra le fondatezza della battaglia elettorale condotta da Rifondazione nei mesi scorsi. «Inoltre viene certificata l'irresponsabilità del Pd e dei suoi satelliti – rimarca l’esponente comunista – Candidando alla guida della Regione una persona nella situazione giudiziaria di D'Alfonso, è stata messa in conto la possibilità di tornare al voto in anticipo e, per la seconda volta in pochi anni, per responsabilità del centro-sinistra». Secondo Acerbo, infine, il caso abruzzese risulta più grave di quello emiliano, in quanto la coalizione a sostegno di D’Alfonso aveva assunto come proprio codice etico la Carta di Pisa: «Dunque, al di là della legge Severino, le dimissioni sarebbero ancora più obbligate».