ROMA Il governo cambia strategia. L’aumento delle sigarette avverrà in due tempi. Un mini rincaro subito, già a partire da agosto per recuperare 23 milioni, e poi la stangatina da 20 centesimi al pacchetto rinviata al 2015 con un provvedimento che sarà adottato dopo l’estate. A spiegare il nuovo cronoprogramma è stato il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti secondo il quale la scelta del provvedimento da adottare entro agosto si rende necessario anche per «l’impossibilità di riuscire in tempo utile a utilizzare» il veicolo dell’attuazione della delega fiscale. Il decreto legislativo di riordino della tassazione dei tabacchi, sottolinea comunque il sottosegretario, è «ormai urgente, specie a garanzia delle entrate erariali, assicurando quell’equilibrio di misure in materia di fiscalità sui prodotti da fumo che, solo nel loro insieme, possono escludere scompensi nel mercato della concorrenza fra i diversi produttori esistenti». Nel frattempo c’è però «l'esigenza dell’adozione di un provvedimento amministrativo di incremento del prelievo fiscale sui prodotti da tabacco» perché bisogna «reperire 23 milioni di euro nel 2014, con decorrenza 1 agosto, e di 50 milioni di euro a decorrere dal 2015» a copertura del decreto cultura emanato lo scorso anno da Letta.
Intanto ieri sono arrivate le durissime proteste dei produttori delle sigarette elettroniche, riuniti in Anafe Confindustria. Secondo le stime dell’associazione si rischierebbe un aumento da 6 a 35 euro, pari ad un incremento del 480% sui prodotti elettronici. Sarebbe la conseguenza sul prezzo di vendita di un flacone di ricarica per le e-cig della nuova tassa proposta nella bozza di decreto legislativo che punta a riordinare le accise sui tabacchi. L’associazione del settore del fumo elettronico rileva che, «nonostante l’ordinanza del Tar Lazio confermata dal Consiglio di Stato che ha sospeso l'imposta di consumo pari al 58,5% del prezzo di vendita, rinviando gli atti alla Corte Costituzionale, il governo sembra voler andare avanti sulla strada di una imposizione fiscale». In primo luogo, spiega il presidente di Anafe-Confindustria Massimiliano Mancini, «le sigarette elettroniche continuano ad essere ciecamente assimilate al tabacco. Questa volta cercando di trovare un’equivalenza impossibile da stabilire tra una svapata e un tiro di sigaretta». Una metodologia così congegnata, rileva Mancini, «dà la sensazione che per il governo l’unica preoccupazione sia tassare per provocare la sparizione del prodotto».