L’AQUILA Scoppia la bagarre, in Consiglio regionale, quando viene annunciata l’elezione di Mauro Febbo a presidente della commissione di Vigilanza. Il Movimento 5 Stelle, ovvero la forza politica più votata dell’opposizione, dopo essere stata esclusa dall’ufficio di presidenza del Consiglio e dopo essere rimasta a bocca asciutta sull’assegnazione di tutte le presidenze di commissione, aveva chiesto di essere messo nelle condizioni di esercitare la propria funzione di controllo nell’ambito della commissione di Vigilanza. Niente da fare: la presidenza è andata a Febbo, capogruppo di Forza Italia, con il soccorso decisivo di un consigliere di maggioranza. Non appena è stato comunicato l’esito del voto, il clima si è surriscaldato. Domenico Pettinari, del Movimento 5 Stelle, ha gridato allo scandalo, pronunciando parole di fuoco contro Pd e Forza Italia e sfidando il consigliere di maggioranza, colpevole dell’inciucio, ad uscire allo scoperto. A più riprese gli è stata tolta la parola e al termine della seduta è stato invitato a porgere le proprie scuse all’intero Consiglio. «Non l’ho fatto e non lo farò, perché siamo di fronte ad una situazione squallida e di una gravità inaudita – rimarca Pettinari – Non era mai successo, nella storia della Regione, che un esponente della maggioranza partecipasse al voto sulla presidenza della commissione di Vigilanza, che in base ad una prassi consolidata è sempre stata una pratica regolata nell’ambito dell’opposizione». Il Movimento 5 Stelle aveva candidato Sara Marcozzi, che ha ottenuto i voti dei sei consiglieri grillini. Il centro-destra, invece, si è diviso, con Mauro Di Dalmazio che ha raccolto il suo voto e quello di Giorgio D’Ignazio, di Ncd. A quel punto Febbo, conti alla mano, sarebbe dovuto finire in minoranza, potendo contare solo sui cinque voti di Forza Italia. E invece un misterioso consigliere della maggioranza è giunto in soccorso, ristabilendo la parità numerica: una mossa decisiva, dal momento che il regolamento premia, a parità di voti, il consigliere più anziano. «Pd e Forza Italia hanno gettato la maschera e non potranno più affermare che il Movimento 5 Stelle non è disposto a collaborare, visto che ci hanno totalmente estromessi – protesta Pettinari – Gli elettori di centro-sinistra sappiano che i loro voti finiscono costantemente a sostegno di Forza Italia e che il M5s rappresenta l’unica vera opposizione». La capogruppo grillina, assente per impegni personali, ha delegato Pettinari. «Quanto è accaduto certifica l’inciucio e dimostra che Pd e Forza Italia hanno paura di essere controllati – sottolinea Sara Marcozzi di ritorno da Milano – A questo punto non ci resterà che esercitare il massimo dei poteri ispettivi attribuiti ai consiglieri». È stato completato, intanto, il quadro delle sei commissioni consiliari: la prima (Bilancio, Affari generali e istituzionali) è andata a Maurizio Di Nicola, di Centro Democratico, con Gianni Chiodi, di Forza Italia, nel ruolo di vice; la seconda (Territorio, Ambiente e Infrastrutture) a Pierpaolo Pietrucci, del Pd, con Emilio Iampieri, di Forza Italia, nel ruolo di vice; la terza (Agricoltura, Sviluppo economico e Attività produttive) a Lorenzo Berardinetti, di Regione Facile, con Gianluca Ranieri, del M5S, nel ruolo di vice; la quarta (Politiche europee) a Luciano Monticelli, del Pd, con Leandro Bracco, del M5S, nel ruolo di vice; la quinta (Salute, Sicurezza sociale, Cultura, Formazione e Lavoro) a Mario Olivieri, di Abruzzo Civico, con Domenico Pettinari, del M5S, nel ruolo di vice; la commissione di Vigilanza, infine, è andata a Mauro Febbo, con Sandro Mariani, del Pd, nel ruolo di vice. «Ci è stato dato un contentino, per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica – rileva Marcozzi – Le vice presidenze non contano nulla e la realtà è che il Pd ha regalato tutti gli incarichi di maggiore responsabilità a Forza Italia, un partito che ha preso il 17%, lasciando a secco la forza più votata dell’opposizione, con il 21% dei consensi».