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Pescara, 18/03/2026
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Data: 12/07/2014
Testata giornalistica: Il Centro
Arpa, conti in rosso: slitta l’approvazione del bilancio. Il Presidente Cirulli ha comunicato l’intenzione di dimettersi non appena approvato il bilancio di esercizio

PESCARA Slitta l’approvazione del bilancio Arpa su richiesta della Regione, socio di maggioranza, presente ieri all’assemblea straordinaria della società con il presidente Luciano D’Alfonso (Arpa è controllata al 95,4% dall’ente Regione). D’Alfonso era accompagnato dal sottosegretario alla presidenza Camillo D’Alessandro, dal direttore del settore Bilancio Carmine Cipollone, dal direttore del settore Trasporti Carla Mannetti e da Carlo Massacesi dell’Avvocatura regionale. Nella sua relazione il presidente dell’Arpa, Massimo Cirulli, ha esposto le gravi criticità del bilancio, che chiude con una perdita di 12,618 milioni per il solo esercizio 2013, a cui va aggiunta una perdita per l’anno precedente di oltre 5,368 milioni, per un totale di 17,986 milioni. Al termine della sua relazione l’avvocato Cirulli ha comunicato l’intenzione di dimettersi non appena approvato il bilancio di esercizio. D’Alfonso ha comunicato all’assemblea dei soci la necessità di un rinvio a breve della stessa assemblea per la «verifica puntuale di alcuni punti problematici del bilancio» rispetto ai quali la Regione vuole fare chiarezza informativa e documentale. «Non accadrà mai più» ha detto il presidente «che la Regione voti il bilancio di una partecipata come Arpa senza verificare la compatibilità giuridica ed economica con gli impegni che può assumere l’Ente; si è convenuto quindi di rinviare a breve la nuova assemblea che procederà all’approvazione del bilancio a seguito di ulteriori verifiche effettuate da noi. A 24 ore dal giudizio inequivocabile della Corte dei conti rispetto al bilancio regionale si impone un nuovo modo di intendere la Pubblica amministrazione improntato a consapevolezza, scrupolo e diligenza». Per D’Alessandro «il caso Arpa è emblematico di quanto denunciato nella giornata di ieri dalla Corte dei conti in occasione del giudizio di parifica, laddove si è rilevato come non esista alcun controllo sulle partecipate. Il risultato è che per coprire le perdite dovrà essere abbattuto quasi l’intero capitale sociale, allo scopo di evitare il fallimento».

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