Maxi-tamponamento (secondo in due giorni) tra Ortona e Lanciano: muore coppia diretta in Molise
ORTONA Erano circa le 14 di ieri pomeriggio quando sull’autostrada A14 tra Ortona e Lanciano si è ripresentato nuovamente l’inferno. Un altro incidente, ancora una volta mortale, a poco più di un mese da quello in cui avevano perso la vita la trentanovenne Emanuela Morosini e la sua bambina Vittoria, di appena dieci anni, ha segnato maledettamente quel tratto di carreggiata. Due morti e diversi feriti: è questo il bilancio del tragico schianto. Le vittime sono Cristine Marie Fafra, 68 anni, e Ugo Mastrangioli, 70 anni, moglie e marito. I due viaggiavano a bordo di una Mercedes scura con targa belga, ed erano diretti in Molise, in quanto originari di San Felice del Molise, comune in provincia di Campobasso. I soccorsi sono stati immediati ma purtroppo per la coppia non c’è stato nulla da fare. LA DINAMICA. Un normale venerdì di luglio è diventato ben presto un incubo. All’altezza del km 405 c’erano dei lavori in corso, un cantiere segnalato sia dalla cartellonistica che dalla presenza di uomini (sottolineano da Autostrade per l’Italia). Improvvisamente una vettura, probabilmente non consapevole dei lavori sull’autostrada, è rimasta incidentata. Non si sarebbe trattato di nulla di grave, se non fosse che appena dietro stesse sopraggiungendo un mezzo pesante che stava effettuando un trasporto eccezionale. L’ingorgo è stato fatale e l’impatto inevitabile. É stato un attimo e sul tratto autostradale si è creato un maxitamponamento a catena. Coinvolte sei vetture e due mezzi pesanti. Il traffico si è subito paralizzato e agli occhi dei testimoni sono apparse scene agghiaccianti. La Mercedes su cui viaggiano i due coniugi si è accartocciata, schiacciata dal peso del tir, e i soccorritori (Vigili del Fuoco, Polizia Stradale, Croce Rossa e eliambulanza del 118) non hanno potuto far altro che estrarre i due corpi dalle lamiere. I FERITI. Ci sono stati anche diversi feriti. L’autista del mezzo pesante, R. G., 51 anni di Pianella, è stato trasportato con l’eliambulanza all’ospedale di Chieti, dove è ricoverato in gravi condizioni con un politrauma, ma non è in pericolo di vita. Un altro ferito, A. F., 78 anni di Spinea, in provincia di Venezia, è stato invece ricoverato all’ospedale Bernabeo di Ortona. Diverse persone, inoltre, bloccate sulla strada per il traffico, hanno accusato dei malori a causa del forte caldo. I TESTIMONI. Sul luogo si sono riversati subito tantissimi curiosi che hanno affollato il cavalcavia appena sopra il punto dell’incidente, increduli davanti ad una scena degna dei migliori film d’azione. Chi, tra i primi, è giunto sul posto, ha raccontato di «uno scenario apocalittico» con il personale addetto ai soccorsi che copriva i corpi e l’elicottero che si alzava per trasportare in ospedale il ferito. IL TRAFFICO. Sono state pesanti le ripercussioni sul traffico. Poco dopo il maxitamponamento, il tratto compreso tra Ortona e Lanciano è stato chiuso in direzione di Bari. Le auto sono state fatte uscire al casello di Ortona e, dopo aver percorso la SP44 per 3 km, la SS16 Adriatica per circa 7 km e un tratto della SP82, sono state fatte rientrare al casello di Lanciano. Alle 16:40, cinque minuti dopo la riapertura del tratto autostradale, erano segnalati 5 km di coda in direzione Bari. LA STORIA SI RIPETE. Proprio in prossimità di Ortona, il 31 maggio scorso c’era stato un altro grave incidente che aveva distrutto un’intera famiglia. Una Golf era volata per sessanta metri giù dal viadotto al chilometro 103. Mamma e figlia avevano perso la vita, il papà era stato ricoverato in gravissime condizioni. In quell’occasione era stato posto l’accento sulla mancanza di guard rail adatti a quel tratto di autostrada. Da allora, sugli stessi guard rail erano iniziate operazioni di rafforzamento. La fatalità ha voluto che ieri, proprio a causa di lavoro in corso su quel percorso autostradale, si creasse un nuovo tragico incidente mortale.
Lavori programmati ma in ritardo. Il piano delle Autostrade prevede interventi da tre anni. Appello Di Giuseppantonio
VASTO Settembre 2013: un furgone con 7 persone a bordo vola giù da un viadotto dell’autostrada A14 a San Salvo. Maggio 2014: un drammatico incidente nel Vastese provoca altre due vittime. Inevitabili dopo ogni tragedia le polemiche. In tanti puntano il dito sul tratto autostradale del Chietino. La mancanza della terza corsia lo renderebbe insicuro. I periti tuttavia non la pensano allo stesso modo: gli studi effettuati e i numeri raccolti, a loro giudizio, non giustificano la realizzazione di una terza corsia. Soprattutto durante le ore notturne. La Società autostrade tre anni fa ha organizzato e pianificato interventi. È già stato appaltato un piano che prevede la sostituzione dei guard rail e dei tutor. Ma il momento di crisi e la necessità di intervenire con assoluta priorità nei punti definiti da «bollino rosso» sta tuttavia rallentando i lavori in Abruzzo. Da aggiungere che i verbali della polizia autostradale raccontano spesso di tragedie provocate da altre cause: velocità eccessiva, mancata manutenzione dei veicoli, malesseri dei guidatori. Quasi sempre la A14 viene assolta. Un nuovo appello per la sicurezza dell’A14 arriva dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio: dopo l’ultimo incidente mortale, Di Giuseppantonio torna a porre la questione della sicurezza e si rivolge alla Società Autostrade. Non volendo assistere in silenzio a una crescita costante e inarrestabile del numero dei decessi, il presidente della Provincia fa notare che «non c’è più tempo da perdere» e bisogna «intervenire al fine di rendere più sicuro il tratto abruzzese dell’A14, congiuntura non secondaria fra il nord e il sud del Paese». Ricordando i suoi appelli passati sulla stessa problematica, Di Giuseppantonio sottolinea di aver già chiesto «più volte alla Società Autostrade la realizzazione della terza corsia sull’autostrada A14 ma se questa ipotesi non è percorribile, quantomeno si pensi ad integrarla con corsie di emergenza che risultano totalmente assenti in alcuni tratti. D’altronde siamo di fronte a una direttrice costiera trafficata, tanto più nella stagione estiva, e in caso di incidenti importanti il traffico rimane bloccato in entrambe le direzioni di marcia e veicolato, tra l’altro, sulla strada statale 16, una arteria assolutamente inadeguata anche per la presenza di viadotti, sui quali è interdetta la circolazione dei mezzi pesanti. Il collasso della circolazione stradale è inevitabile e sistematico», dice Di Giuseppantonio nella speranza che qualcuno ascolti il suo appello e si comporti di conseguenza, prima di altre tragedie.