ROMA Altro che barricate. Un risultato così «straordinario che va oltre il semplice calcolo ragionieristico degli esuberi» per rendere Alitalia quattro volte più potente e l’Italia un hub cruciale per gli arabi, andava difeso con i denti. Raffaele Bonanni non ha dubbi. E non solo perché per il segretario generale della Cisl l’accordo sul piano di Etihad era un’occasione per dimostrare che il sindacato «può essere un asset di sviluppo del Paese». Ma anche perché «è tempo di smetterla con i giochi». Lo stop della Cgil? «Basta con vecchi riti ingiustificati» che fanno da sponda a quell’Europa interessata a far saltare il progetto: «Basta a chi vuole rallentare il Paese».
Questo è il miglior accordo possibile per Alitalia?
«Abbiamo favorito lo sviluppo nonostante le pressioni delle cancellerie europee. Troppo poco si sottolinea poi che, oltre al prestigio e al mantenimento di 11.000 posti di lavoro, senz’altro importanti, ci sono da difendere gli effetti sull’economia italiana».
Ma quali sono le differenze con il piano Air France di 5 anni fa?
«C’è chi oggi si limita agli esuberi, con un conteggio ragionieristico, senza andare oltre. Cinque anni fa mi sono opposto alla liquefazione di un asset strategico per il Paese. Oggi dico sì a chi vuole puntare sull’Italia come hub centrale in Europa, di chi dispone dei capitali e di chi ha costretto l’Italia a garantire strumenti già scontati fuori dal nostro Paese. Gli arabi hanno chiesto per esempio che gli aeroporti abbiano collegamenti ferroviari con le città. Per la prima volta gli esuberi hanno un’importanza minore. E in effetti sono stati decurtati per due terzi».
I contratti di collocamento possono essere un modello?
«Ogni situazione è a sé. In questo caso si tratta di un bacino di lavoratori che sarà coltivato in primis dalla Regione Lazio all’interno del settore del volo con l’ausilio di politiche mirate».
La Cgil non ha capito il piano?
«La stragrande maggioranza lo ha capito. Certe discussioni stantie sono inadeguate con la situazione del Paese».