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Pescara, 18/03/2026
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Data: 14/07/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intervista a Maria Elena Boschi - «Via l’immunità solo se c’è l’intesa di tutti. Ridurre anche il numero dei deputati? Io non li toccherei, così l’equilibrio funziona»»

Modifiche alla riforma del Senato? Sì. Sempre a patto che non si stravolga il testo uscito dalla Commissione e con l’accordo di tutti i partiti che hanno concorso a definire la riforma. Anche sull’immunità esistono varie ipotesi sul tappeto compreso il ritorno all’insindacabilità che era prevista dal testo originario del governo. Ma, ripeto, su questo tema devono essere i partiti ad esprimersi in modo concorde, come hanno fatto in commissione su una soluzione ragionevole». Misura le parole una a una il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Oggi l’Aula del Senato inizia ad esaminare la riforma e per lei si apre una settimana che vale mesi di lavoro: una virgola o un tono sbagliato possono allontanare il traguardo. «Questa riforma va al di là della sua pur notevolissima portata - spiega Boschi - Gli italiani devono sapere che stavolta cambiamo davvero, che il governo sta mettendo in cantiere una riforma al mese come previsto, che l’orizzonte di mille giorni fissato dal presidente del Consiglio sarà scandito da riforme ritmate e scadenzate al ritmo previsto».
Ministro Boschi, oltre all’immunità quale modifica potrebbe emergere sul Senato?
«Quella più importante potrebbe riguardare i poteri del Senato sull’esame della Legge di Bilancio. Forse dovremo trovare un equilibrio diverso con la Camera rispetto a quanto previsto dal testo attuale con l’obiettivo di facilitare l’approvazione di una legge che è il cuore dell’attività del governo».
Non è un po’ poco? I dissidenti del Pd, e non solo del Pd, continuano a battersi per l’eleggibilità dei senatori da parte del popolo.
«Al termine di un lavoro molto approfondito che ha portato all’accoglimento anche di alcuni suggerimenti da parte di chi ha posizioni diverse nel Pd, quello dell’ineleggibilità è rimasto l’unico tema di dissenso sul tappeto. Francamente mi auguro che il Pd possa votare unitariamente. Mi sembra difficile poter invocare casi di coscienza sull’eleggibilità come fosse un tema etico».
Domani avete una riunione del gruppo.
«Come tutti i martedì. Quello che sottolineo, nel rispetto di tutte le posizioni, è che la riforma del Senato ce la chiedono i cittadini. Ovunque io vada in questi giorni tocco con mano un consenso evidente e molto forte nel Paese. D’altra parte non è che la riforma del Senato sia figlia di qualche oscura manovra. Renzi ha vinto le primarie con questa proposta, il Pd si è espresso a favore in tutti i suoi organi eletti, senza considerare il consenso emerso con le elezioni europee».
E tuttavia c’è chi parla, compresi autorevoli costituzionalisti, di rischio autoritarismo.
«Sinceramente io questi pericoli non li vedo e potrei dire che chi parla di rischio di autoritarismo non lo fa certo per la prima volta. In passato queste profezie non mi pare si siano avverate. Quanto ai costituzionalisti potrei fare una sfilza di autorevoli nomi che concordano con il mio giudizio, l’ultimo Augusto Barbera. E poi parlano i fatti: la riforma prevede un diverso quorum per l’elezione del capo dello Stato proprio per aumentare le garanzie democratiche rispetto alle regole previste dalla Costituzione attuale. Poi il quorum per l’approvazione del referendum è stato abbassato e il Senato manterrà un ruolo nell’elezione dei membri del Csm e della Consulta oltre ad assumere una missione molto importante, come si vede in questi giorni, sull’attuazione delle leggi».
Ma se il gruppo dei vostri dissidenti dovesse votare ”no” che farete? C’è chi parla di espulsioni.
«Questa materia è di competenza del gruppo parlamentare, non del governo. Le ragioni del dissenso si sono molto ridotte tant’è vero che anche i ”dissidenti” non sono favorevoli al bicameralismo perfetto e al potere di fiducia del Senato. Dunque, desidero ripeterlo, esistono le condizioni per un voto unitario».
Fra le proposte sul tappeto ce n’è anche qualcuna che punta ad un taglio dei deputati. Lei è favorevole?
«Fissiamo un paletto importante: con il nuovo Senato andremo a risparmiare una discreta quantità di denaro perché verranno a mancare 315 stipendi e altrettanti rimborsi. Dunque stiamo dando un colpo notevole sul fronte del taglio ai costi della politica. I senatori che propongono una riduzione del numero dei deputati lo fanno nell’ottica di mantenere un Senato elettivo e dunque con senatori con stipendi e rimborsi. Io penso invece che una Camera con 630 eletti e un Senato di 100 membri in massima parte espressione delle autonomie locali consentano un buon equilibrio della rappresentanza territoriale. Non dobbiamo pensare solo ai risparmi, pur importantissimi, ma anche alla semplificazione del processo della formazione delle leggi e al giusto equilibrio con le istanze del territorio. Poi in futuro si vedrà se sarà necessario un ulteriore assestamento istituzionale».
Ministro subito dopo la riforma del Senato si aprirà il capitolo, spinosissimo, della riforma elettorale. Che tempi prevede?
«Spero nell’approvazione dell’Italicum da parte della Commissione prima della pausa estiva, non credo che faremo in tempo anche ad ottenere il voto dell’Aula di Palazzo Madama ma ci proveremo. Ci sono ancora troppe incertezze a partire dal possibile ostruzionismo dei grillini sulla riforma del Senato che mi auguro possa essere evitato perché la riforma del Senato non è un problema del governo ma un atto di serietà verso i cittadini e il Paese. Una minoranza non può bloccare le riforme».
Ecco, a proposito dei grillini. Lei è favorevole al dialogo?
«Sì, a patto che non sia una perdita di tempo e si entri nel merito delle questioni. Personalmente noto qualche passo in avanti sul fronte della legge elettorale. Almeno interpreto così la disponibilità dei grillini all’idea del ballottaggio e alla previsione di un qualche premio di maggioranza anche se quello da loro ipotizzato è tanto debole da essere inutile. Loro debbono decidersi però: o fanno i sit in o dialogano in concreto».
Oltre che da Grillo sulla legge elettorale qualche grattacapo verrà dalle forze di maggioranza su preferenze e soglie di sbarramento.
«Vedremo. Anche qui il metodo è quello dell’accodo fra tutte le forze che partecipano al processo di riscrittura delle regole comuni. Ma ora concentriamoci sul Senato che la partita non è finita».

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