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Pescara, 18/03/2026
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Data: 15/07/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pagano agli ex An «Siete voi la causa del tracollo»

PESCARA Adesso sì che c'è da divertirsi. Sulla crisi interna di Forza Italia, il coordinatore regionale Nazario Pagano abbandona la cautela post elettorale e mette i puntini sulle "i" dopo l'attacco a viso aperto che gli ex An chietini gli hanno rovesciato addosso a Pescara e ormai da diverse settimane. "Mi sembra di sentire un disco rotto da più di un mese e non capisco questa organizzazione seriale di sfogatoi pubblici: ci siamo pure incontrati e ce le siamo dette in faccia queste cose, ora guardiamo avanti. Capisco che loro vengono da una tradizione muscolare e da ragionamenti tipo: "O io o lui" ma questa non è la nostra cultura, Forza Italia è un partito con una linea nazionale, non una lista civica. E continuare con le polemiche è uno schema perdente, lo abbiamo visto a tutti i livelli: non basta aver perso e riperso?".
La accusano di aver sbagliato tutto, o quasi.
"Loro parlano con la pancia, io con le cifre. Per il 95% il nostro governo regionale ha agito quando il Pdl era guidato dai Piccone e dai Di Stefano, loro hanno fatto commissioni, enti di sotto governo, hanno condiviso, scelto e diretto tutto per cinque anni. Nel 2008 alle politiche prendemmo il 41% e nel 2013 il 23%, già lì avevamo perso tutto. E soprattutto nella provincia dei miei maggiori detrattori a Francavilla, Ortona, Vasto, Lanciano. E stiamo a parlare delle responsabilità dei miei quattro mesi?».
Dei quattro mesi è stato detto: gestione autoreferenziale, liste sbagliate, lassismo difronte alla crisi in Provincia all'Aquila.
"Intanto iniziamo col dire che la legge elettorale è stata un disastro per noi. Ho sbagliato le liste? Purtroppo erano blindate: dovendo o volendo ricandidare gli uscenti non ci sono stati spazi per nuovi ingressi almeno al maschile. Tra Pescara, L'Aquila e Chieti è stato possibile ricandidare solo tre nuovi elementi. Il nuovo coordinatore provinciale di Chieti l'ha scelto Di Stefano e lui lo sa bene; le indicazioni degli altri sono venute dai consiglieri regionali. All'Aquila sta succedendo proprio quello che Berlusconi non vuole: una guerra tra bande».
Ma lei non dovrebbe alzare la voce su tutto questo?
"Finirò per farlo. Ma fino a ora ho cercato di fare quello che ha chiesto a tutti Berlusconi: ragionare in una logica di area e dialogare con tutti».
Parla al passato: sta ratificando una situazione in cui alla fine qualcuno uscirà. E comunque, alle strette, cosa farà Forza Italia in Abruzzo?
"Primo, le assemblee provinciali; secondo, coordinamento della campagna di adesione per i congressi: abbiamo 220 tesserati in tutta la Regione. Molti degli eletti non sono tesserati, c'è un consigliere regionale che non ha ancora la tessera. Poi un tavolo di condivisione con i nostri vicini di area, vorrei una piattaforma di lavoro e penso a un protocollo di intesa. Di sicuro non mi metto a organizzare sfogatoi. Poi incentiveremo la crescita di un partito non tradizionale, come ha chiesto Berlusconi, fatto di ventenni e trentenni, club e associazioni e basta con i signori delle tessere. Questo per me, significa allinearsi con le indicazioni di Berlusconi: confrontarsi sempre e comunque e a chi non sta bene può andarsene. Infine, iniziative pubbliche con i responsabili nazionali come accaduto sabato ad Ascoli»
Magari la questione è molto più semplice: D'Alfonso ha aggregato un sacco di gente e Chiodi non lo ha fatto. Come mai tanto silenzio dell’ex governatore?
«Bella domanda. Andrebbe chiesto a lui: credo stia recuperando una dimensione diversa dopo l’uscita dalla carica. E’ anche un fatto psicologico, immagino debba trovare un nuovo equilibrio».

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