Gentile direttore, credo sia giunto il momento di decidere: facciamola a Pescara questa benedetta filovia, con tutti gli accorgimenti necessari per la Via, la strada con sottofondi adeguati, nuovi mezzi, prolungamento fino all'università come prevede la nuova amministrazione comunale. Non perdiamo altro tempo, non sprechiamo soldi già abbondantemente spesi, ma sia chiaro che va fatto un lavoro a regola d'arte, non quell'accozzaglia di interventi che avrebbe voluto la vecchia giunta di centrodestra. Leggo che i pochi gruppi ancora contrari possono contare su grossi articoli sul Centro. Bene, fa parte della politica di un giornale libero e realmente di tutti i cittadini dare la voce a tutti anche a chi si ripete stancamente. E allora datela anche ai tanti sempre più favorevoli alla filovia, mezzo moderno capace di rivoluzionare il traffico a Pescara, possibilmente non per i nostri nipoti, ma nel giro di pochi mesi. Soprattutto, se permette, gentile direttore, parlate della filovia con inchieste vostre, autonome, che diano conto di tutte le più aggiornate valutazioni tecniche, il Centro sia protagonista anche di questo argomento, non prudentemente neutrale come è avvenuto negli ultimi anni. Dire no alla filovia (pensi che inizialmente eravamo contrari anche io e la mia famiglia che abitiamo nei pressi della Strada Parco, poi abbiamo cominciato a ragionare...). Per il neo sindaco Marco Alessandrini sarebbe un successo, la dimostrazione di una notevole efficienza, l'attestato della modernità in grado di proiettare Pescara verso livelli europei nel ricorso a servizi molto attesi per una mobilità che, in città, è sempre più compromessa. Questo richiederà piani traffico e parcheggi, formulazioni urbanistiche innovative, diversa cultura anche da parte di cittadini e commercianti, ma ci siamo. Non si torna indietro, il progresso richiede consapevolezza, non la cura di piccoli interessi di parte o caseggiato. Giulia Brighenti, Pescara
Lei parla di un lavoro fatto a regola d’arte, ma qui siamo in presenza dell’ennesima opera pubblica che, con i tempi biblici di realizzazione, diventa vecchia ancora prima di essere terminata. E ci si ritrova nel solito cul di sacco: il mondo e le tecnologie sono cambiati da quando il progetto fu avviato, ma ci sono contratti già firmati (e soldi già spesi) che vincolano alle vecchie scelte. Comunque: accolgo l’esortazione a vigilare e a indagare.