L'AQUILA In una deliziosa pellicola del 2002 venivano narrate le vicende, vere, di Frank Abagnale Jr., che truffando le compagnie aeree viaggiava gratuitamente da una parte all'altra del mondo. «Prova a prendermi» si chiama il film interpretato da Leonardo Di Caprio ma se qualcuno volesse girare un film sull'aeroporto dell'Aquila il titolo potrebbe essere «Prova a prendere un biglietto» o «Prova a prenotare». Già, perché dopo il fallimento del collegamento per Milano, aperto e chiuso nel giro di un paio di settimane per mancanza di passeggeri, gli annunciati voli per Olbia non decolleranno mai. Che il flop fosse dietro l'angolo già si era capito nei giorni scorsi con il rinvio dal 12 al 26 luglio del primo «take off» per la Sardegna. Ieri la la TourgesT, che doveva garantire il collegamento con l'isola ha diramato un comunicato in cui scarica ogni responsabilità sulla stampa, o almeno su quegli organi d'informazione che hanno semplicemente fatto cronaca, come il nostro, narrando giorno dopo giorno di un disastro annunciato. «Seguito delle innumerevoli notizie diffuse dagli organi di stampa locale, la Tourgest ha deciso di sospendere i voli per Olbia dall’Aeroporto dei Parchi di L’Aquila», si legge in un comunicato. Più che di sospensione verrebbe da parlare di cancellazione, visto che può esserci una sospensione se un servizio viene attivato. Ma a Preturo gli aeromobili Fokker F50 da 50 posti della Denim Air non li hanno visti neanche in cartolina. «In una fase di start up per un giovane aeroporto come quello aquilano, è impensabile assistere ad una campagna denigratoria come quella che avviene a L’Aquila. Le polemiche non ci aiutano a vendere i biglietti e considerato che le vendite stentano a decollare, abbiamo deciso di evitare perdite economiche dolorose per il nostro gruppo, considerato che le uniche entrate derivano dal ticketing», ha dichiarato l’Amministratore della Tourgest Lilli Porretto. Secondo questo strano sillogismo aristotelico, quindi, la colpa è dei giornali se la società che ha garantito la fideiussione per la Xpress, che gestisce lo scalo, è in liquidazione da un anno o se la Procura dell'Aquila ha avviato due inchieste, una sulle procedure che hanno portato all'affidamento ventennale dello scalo ed una che nelle scorse settimane ha fatto molto clamore, con le forze dell'Ordine alla ricerca della possibile presenza di rifiuti radioattivi. Per non parlare dei fondi pubblici elargiti «sulla fiducia» dal Comune (600 mila euro) per lo start up di un'aerostazione dove finora non è stato raggiunto neanche uno degli obiettivi previsti nel piano industriale Xpress. Le opposizioni chiedono che lo scalo diventi un punto di riferimento per la Protezione civile, magari per una scuola di volo o per la manutenzione aeroplani di piccole dimensioni. Proposte che l'Amministrazione potrebe iniziare a prendere in considerazione, a meno che in Giunta qualcuno (o qualcuna) non decida di farsi da parte di fronte all'ennesimo fiasco.