PESCARA Giorgio D’Ambrosio non lascia: raddoppia. Nel senso che presenta al Tar dell’Aquila un doppio ricorso nella speranza che gli riapra la strada dell’Emiciclo, sbarratagli da poche centinaia di voti. Ricorderete come il politico di Pianella sia stato al centro di un clamoroso caso al momento della presentazione delle candidature per il Consiglio regionale: sembrava aver accettato di non far parte della competizione elettorale di primavera e invece il suo nome spunto all’ultimo istante nella lista del Centro democratico, con conseguente irritazione dell’allora governatore designato dal centrosinistra Luciano D’Alfonso e immediata abiura da parte della coalizione.
Sta di fatto che D’Ambrosio restò in gara e che, nonostante l’abiura, sfiorò l’elezione all’Emiciclo. Elezione che invece, per il Centro democratico, ottenne Maurizio Di Nicola. Dopo un periodo di silenzio, ecco l’ex parlamentare tornare in campo, con tanto di carte bollate: «Sì, ricorro al Tar dell’Aquila, che è territorialmente competente per questa vicenda, non resto a guardare. Ricorro perchè a Pescina e in altri centri della Marsica risultano assegnate come preferenze a Di Nicola delle schede in cui veniva indicato il suo nome e al tempo stesso non il simbolo del Centro democratico ma quello del Pd. In provincia di Pescara, invece, si è verificato il caso analogo di schede che indicavano il simbolo del Pd o di una delle liste civiche abbinate a D’Alfonso e, come preferenza, si indicava il mio nome. Ma, in questo caso, è stato assegnato il voto solo al partito e non la preferenza a me. Stessa cosa per un altro candidato del Cd. Lorenzo Ferri. Perchè? O tolgono quelle preferenze a Di Nicola o le danno anche a me e Ferri: scelgano l’una o l’altra soluzione, e in entrambi i casi sarà sufficiente perchè io entri in Consiglio regionale. Altrimenti solleverò la questione di costituzionalità su questo meccanismo di attribuzione delle preferenze. Il secondo ricorso è, poi, centrato sul sistema di attribuzione dei seggi secondo il meccanismo dei resti introdotto dalla nuova legge elettorale regionale: crea una confusione incredibile, non viene rispettata una vera divisione dei resti, io sono stato danneggiato e con me altri. Se gli altri non si muovono, io certo non resterò a guardare: quindi ricorro al Tar e solleverò la questione di costituzionalità».