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Data: 19/07/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alitalia, Poste parteciperà all’aumento. I termini dell’accordo con Alitalia. La lettera a Del Torchio «Ecco le sei condizioni»

ROMA Le Poste danno la benedizione alle nozze Alitalia-Etihad. La decisione, dopo le incertezze dovute al cambio della guardia ai vertici, è stata presa al termine di un summit informale tra il ceo di Etihad, James Hogan, e Francesco Caio, il manager che ha sostituito Massimo Sarmi sul ponte di comando del colosso postale. L’incontro tra i due top manager, proprio in occasione della presentazione del volo Roma-Abu Dhabi, ha sciolto i nodi sulla partecipazione alla nuova iniezione finanziaria da 200 milioni necessaria a far decollare davvero l’alleanza e coerente con la «mission di Poste».
NESSUN AIUTO DI STATO

L’intesa si concretizzerà in un investimento da 40 milioni, visto che le Poste sono azioniste con il 19,48% di Alitalia. Alla base della scelta una analisi attenta, che Caio ha voluto compiere in prima persona, dei benefici derivanti dagli accordi commerciali siglati ad ottobre in occasione del primo impegno finanziario di Poste (75 milioni) per il salvataggio della nostra compagnia di bandiera. Accordi che saranno certamente implementati sia sul fronte commerciale che industriale. Del resto Hogan, così come Gabriele Del Torchio, ad di Alitalia, hanno assicurato a Poste che la collaborazione sarà di lunga durata e ad ampio spettro. La prova che l’ingresso di Poste non è un aiuto di Stato sta proprio nei 10 contratti di cooperazione firmati che aumentano l’efficienza e la redditività dei due gruppi. Dal piano elaborato da Sarmi anticipato da Messaggero - e che Caio svilupperà oltremodo - emergevano infatti stime sulle sinergie per 11 milioni nel 2014, che sarebbero poi salite a quota 32 nel 2015 per arrivare a 45 l’anno successivo. Sinergie, ad esempio, nella rete commerciale con la possibilità di vendere biglietti Alitalia al mercato consumer e carnet alle piccole e medie imprese attraverso i canali distributivi di Poste, sia web che rete sportelli. In questo campo, Poste potrebbe ottenere un beneficio di 3,6 milioni nel 2016, mentre Alitalia un ritorno di quasi 13 milioni. Ma nelle stesso ambito ci sono le iniziative legate all’utilizzo di Poste per l’attività di direct marketing, quelle per la vendita «on board» del catalogo dei prodotti postali, la gestione di web e app Alitalia, le collaborazioni per carte e sistemi di pagamenti. Senza contare che sul fronte industriale, Mistral Air darà il suo contributo per voli di linea e charter attraverso contratti di leasing; mentre Alitalia-Etihad aumenterà i voli postali nel mondo.
La frontiera da valorizzare - sulla quale Caio punta parecchio - è quella della logistica, dando maggiore competitività al settore pacchi e facendo dell’Italia un vero hub per le merci con le nuove rotte a lungo raggio. Infine, le Poste tengono molto alla manutenzione della piattaforma tecnologica del vettore aereo, mentre si potranno mettere a fattor comune, tra gli altri, il servizio di riconsegna a casa dei bagagli. Insomma, una collaborazione a vasto raggio, di cui a Bruxelles non potranno non tener conto in vista del verdetto sui presunti aiuti di Stato ad Alitalia.

La lettera a Del Torchio «Ecco le sei condizioni»

ROMA Sei condizioni. Sei punti non negoziabili messi nero su bianco dall’amministratore delegato di Poste, Francesco Caio, e inviati al numero uno di Alitalia, Gabriele Del Torchio, per puntualizzare al di fuori di ogni ragionevole dubbio le condizioni della società pubblica per partecipare all’aumento di capitale della Compagnia di bandiera. Caio, innanzitutto chiarisce «alla luce della riunione tenutasi a Milano nella giornata del 14 luglio» che l’ammontare della ricapitalizzazione sarà di 200 milioni di euro e che l’impegno di Poste sarà pari al 19,48 per cento, ossia esattamente pari alla quota attualmente detenuta nel vettore. Secondo punto. «L’investimento», scrive Caio, «sarà effettuato direttamente nella New Alitalia», allo stesso «livello di Etihad e alle stesse condizioni». Poste, insomma, vuole esattamente le stesse garanzie degli arabi per la tutela del suo investimento. Terzo punto. Poste, insieme ai soci della vecchia Alitalia (riuniti in HoldCo), controlleranno il 51 per cento della compagnia di bandiera, con una partecipazione diretta della società pubblica del 5 per cento. Dunque tra HoldCo e Poste dovrà essere scritto un patto parasociale.
Quarto punto. A tutela dell’investimento, scrive ancora Caio nella sua missiva a Del Torchio, il versamento dei soldi dell’aumento dovrà avvenire soltanto al closing dell’operazione. Quinto punto. Poste, spiega il neo amministratore delegato della società, non concederà alcuna garanzia e non sborserà mai nemmeno un euro a favore di HoldCo. «In altre parole», scrive Caio, «l’esborso di 38,96 milioni di euro dovrà avere effettive prospettive di ritorno di mercato senza ulteriore impegno finanziario». Eventuali esigenze della vecchia Alitalia, chiarisce Caio senza mezze parole, dovranno essere «tutte coperte da altri soci diversi da Poste».
LA VECCHIA COMPAGNIA
In HoldCo, è bene ricordarlo, sono finiti 950 esuberi da ricollocare, i debiti della vecchia compagnia, e i contenziosi legali. Poste di tutto ciò, dice Caio nella sua missiva, non vuol sapere niente. Il sesto e ultimo punto è la richiesta di Caio di ridurre tutte le condizioni sospensive, come l’accordo con i sindacati e con le banche, che bloccano l’accordo, in modo da assicurare che il closing e il contestuale versamento dell’aumento di capitale di Etihad avvengano entro e non oltre il prossimo 31 dicembre. Nelle premesse della lettera a Del Torchio, il numero uno di Poste ricorda come la società sia in fase di revisione del suo piano industriale anche in vista della quotazione in Borsa. L’interesse di Poste all’operazione, insomma, deve essere inquadrato in questo contesto.

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