MILANO Governo in campo per ricucire lo strappo di Poste su Alitalia che, spiazzando le banche e gli altri soci, ha deciso di investire direttamente nella New Alitalia, il veicolo nel quale verranno conferiti 11.036 dipendenti superstiti, gli aerei e gli slot del quale l’attuale Alitalia avrà il 51% e Etihad il 49%. Ieri pomeriggio sarebbe intervenuto il ministro dell’Economia, azionista di controllo di Poste che oggi ha in programma il cda. Pier Carlo Padoan avrebbe avuto un colloquio con il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, e l’ad Gabriele Del Torchio per capire le conseguenze della virata del gruppo guidato da Francesco Caio che oggi vanta il 19,48% di Cai e che se dovesse attuare il disegno proposto, alla fine avrebbe il 5% della newco investendo 39 milioni.
Con questa mossa, Poste si è di fatto disallineata dallo schema dell’operazione finalizzata alle nozze studiato da Etihad in fase di realizzazione e che prevede tra l’altro un equity committment, cioè l’impegno degli attuali soci a versare fino a 250 milioni in aumento di capitale nel caso in cui il patrimonio dovesse diminuire a causa degli oneri legati ai contenziosi passati (WindJet, AirOne). A questo proposito, venerdì 25 si terrà l’assemblea di Cai per il via libera al rafforzamento patrimoniale e qualche giorno prima si dovrebbe riunire il consiglio. La firma del contratto era prevista sempre venerdì, prima dell’assemblea, ma a questo punto sembra probabile che slitti a piùà avanti.
Per convincere Caio a rimodulare la sua proposta, ieri sarebbe intervenuto anche Palazzo Chigi. Ma per il momento il manager tira dritto e, anche se all’ordine del giorno del cda odierno di Poste c’è solo il ribaltone al BancoPosta (si veda altro articolo), non è escluso si discuta della del piano di gruppo che nel pomeriggio Caio illustrerà ai sindacati.
Per tornare ad Alitalia, i banchieri avrebbero fatto pervenire al governo l’irritazione per la scorciatoia di Poste che di fatto spacca il fronte dei soci proprio nel giorno (oggi) nel quale Bruxelles si aspetta risposte a proposito sul tema aiuti di Stato. Intesa e Unicredit, i maggiori creditori, non intendono allargare l’ombrello degli interventi in sostituzione di altri soci aggiuntivi, visto che già si impegnano per circa 200 milioni. In previsione, tra l’altro, della ristrutturazione dei debiti: secondo le carte visionate dal Messaggero, in totale sono 599 milioni in capo alla Holdco Alitalia con Intesa (230 milioni), Unicredit (280), Mps (93), Pop Sondrio (90). Di questa somma, circa 245 milioni restano debito puro riscadenzati per molti anni, comunque legati alla vendita di Alitalia. Poi si procederà al rimborso dei 250 milioni dell’equity committment. Infine ci sono tre fasce: una da 217 milioni, l’altra da 137 milioni convertita in strumenti finanziari in relazione alla riduzione del patrimonio della vecchia Alitalia sotto certe soglie. Questa la base di accordo che trova allineate le quattro banche: Mps e Sondrio hanno ottenuto che l’autoliquidante rientri nella prima fascia che sostituisce la precedente ipotesi di cancellazione del debito.