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Data: 22/07/2014
Testata giornalistica: Il Centro
L’Ente porto rischia di sparire Appello a D’Alfonso

GIULIANOVA Il presidente dell’Ente porto Paolo Vasanella invita il presidente della Regione Luciano D’Alfonso e l’assessore regionale Dino Pepe per trovare una strategia affinché il porto di Giulianova venga reso più efficiente. La preoccupazione del consiglio d’amministrazione dell’Ente porto, composto al momento da Vasanella, Vincenzino Speca e Matteo Di Michele (in attesa che venga nominato il sostituto di Fabio Ruffini, dimessosi per ricoprire la carica di assessore), deriva dal difficile momento economico e dalla possibilità che, con l’eliminazione delle Province e il ridimensionamento delle Camere di commercio, venga meno il supporto di due dei soci più importanti (appunto Provincia di Teramo e Camera di commercio di Teramo). «Crediamo fermamente», dichiarano Vasanella e i componenti del consiglio d’amministrazione, dopo l’approvazione del bilancio consuntivo di esercizio del 2013, «che l’Ente Porto, una realtà presente sul territorio dal 1973, debba continuare ad esistere ed a occuparsi di tutti i problemi che riguardano la pesca, il diportismo e le attività collegate». C’è il rischio, dunque, che, con l’abolizione di Province e Camere di commercio, il consorzio possa finire nelle mani dei privati ed è invece molto importante, secondo Vasanella, che l’Ente rimanga pubblico per favorire lo sviluppo economico e turistico dell’intera città. «Oggi il porto di Giulianova», commenta Vasanella, «è pienamente inserito nel contesto urbano e riveste una importanza fondamentale per l’economia della città di Giulianova e della provincia teramana: ospita oltre 400 imbarcazioni da diporto ed una flottiglia peschereccia, tra le più numerose dell’Adriatico, che pratica vari tipi di pesca ed è presente una cantieristica importante. Queste attività danno lavoro ad alcune centinaia di persone. L’Ente riesce a coniugare l’attività gestionale (diportismo nautico) con l’attività istituzionale (manutenzione, realizzazione di strutture ed infrastrutture), anche attraverso il trasferimento di risorse economiche dall’una all’altra attività, unica possibilità di investimenti in un periodo storico in cui in fondi a pioggia per opere pubbliche sono un remoto ricordo».

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