Contestata la delibera regionale che restringe l’area di intervento a soli 8 comuni
TERAMO «La provincia teramana è stata bistrattata dalla Regione nella ripartizione dei fondi concessi sotto forma di aiuti di Stato alle imprese per il rilancio della produttività». A formulare critiche è il segretario della Cgil di Teramo Alberto Di Dario, intervenuto per chiedere una revisione della «zonizzazione delle aree svantaggiate» effettuata per la concessione degli aiuti che verranno concessi fino al 2020 alla luce di una crisi che fa di Teramo la Cenerentola d’Abruzzo. «Con una recente delibera», spiega il segretario «la giunta regionale ha individuato le aree che potranno usufruire degli aiuti europei, nazionali e regionali per favorire lo sviluppo economico attraverso il sostegno alle imprese, ma ancora una volta la nostra provincia è stata penalizzata». In termini di densità della popolazione servita, Teramo rispetto alle altre Province si è vista assegnare risorse per 8 Comuni che contano 34mila e 500 abitanti contro gli oltre 98 mila abitanti inclusi nella perimetrazione degli aiuti effettuata per l’Aquila e Chieti. Nella nostra provincia i Comuni indicati sono: Ancarano, Controguerra, Colonnella, Corropoli, Sant’Omero, Torano Nuovo, Sant’Egidio alla Vibrata e Nereto. Il sindacato contesta il fatto che l’intera Vibrata andava ricompresa nelle aree ammesse al beneficio visto che la crisi ha investito il comparto tessile, cioè l’ossatura economica di quell’area, è stata più forte che altrove, ma ritiene anche che escludere poli produttivi importanti come Mosciano, Martinsicuro e lo stesso capoluogo sia un atto di «miopia politica» che va corretto col sostegno delle istituzioni e degli esponenti politici locali. Ragioni di opportunità che per il segretario poggiano sui numeri. A Teramo infatti le famiglie povere sono oltre 25.200 contro le 19mila del 2009 (dati Istat). «Il dato peggiore d’Abruzzo», commenta Di Dario, «così come siamo fanalino di coda anche per il reddito pro-capite disponibile che a Teramo è pari a 13mila e700 euro contro la media di 15mila euro in Abruzzo». La situazione è inasprita dall’emorragia dei posti di lavoro. Secondo i dati di Unioncamere Teramo ha perso nell’ultimo anno 1000 occupati nell’agricoltura, 1700 nel settore manifatturiero e 1100 nel settore edile che risulta praticamente azzerato. Perdite pesanti anche nelle aziende che hanno chiesto il ricorso alla cassa integrazione in deroga: 399 attività nel primo trimestre 2014, solo 290 nel trimestre successivo poichè le rimanenti hanno chiuso i battenti. «Alla vigilia dell’approvazione in consiglio regionale», concludono il segretario della Cgil e la delegata della Vibrata Marilena D’Annunzio, «chiediamo una revisione delle aree da individuare. Con l’attuale perimetrazione le imprese non potranno utilizzare un pacchetto di aiuti per il rilancio dell’attività imprenditoriale in un territorio che in questi anni ha subito un pesante arretramento, di cui hanno fatto le spese migliaia di lavoratori. Chiediamo alla Regione di dare finalmente un segnale di vicinanza».