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Pescara, 16/03/2026
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Data: 24/07/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Signori, in carrozza. Non si parte Per i pendolari Roma può attendere. Un furto di rame fa bloccare il treno, i passeggeri si riversano sui binari e intervengono i carabinieri. Ritardi insostenibili

TAGLIACOZZO Ieri è stato il giorno della Concordia sulla rotta Isola del Giglio-Genova. Sulla linea ferroviaria Avezzano-Tivoli-Roma si è consumato, invece, l’ennesimo giorno della discordia. Treni in panne dall’alba fino a mattino inoltrato, tensione ed esasperazione alle stelle allo scalo di Mandela-Vicovaro. Se da un lato trionfano efficienza ed eccellenza, dall’altro continuano a governare, inalterabili, confusione e dappocaggine. Signori in carrozza. Non si parte. Questo potrebbe essere lo slogan più consono alla realtà delle cose. Perché, in buona sostanza, il servizio di trasporto pubblico su rotaia offerto ai viaggiatori abruzzesi consiste nel farli restare bloccati in aperta campagna, subire a sorpresa soppressioni di corse, accumulare spaventosi ritardi. Spesso facendo rischiare loro la pelle per le sassate scagliate sui finestrini dei convogli in transito e, per non far mancare loro proprio niente, anche il brivido di eventuali deragliamenti a causa delle pietre disposte sui binari. Ieri, pendolari marsicani ancora in via crucis. La causa: furto di rame da una stazione elettrica nei pressi di Tagliacozzo. Lo precisa l’ufficio stampa di Ferrovie Italiane. Ora se la funzionalità dei treni, così come sembra affermarsi, è strettamente legata ai continui furti di rame e non si riesce a sgominare le bande di ladri di oro rosso che imperversano dappertutto, dice bene un sagace ma altrettanto contrariato pendolare: «aridatece la vaporiera e buonanotte!». In parte accontentato. Non proprio la vaporiera, ma qualcosa di molto somigliante. Infatti, scoperta al passaggio del primo treno l’assenza di elettricità sulla tratta Avezzano-Tivoli, entrano in funzione i locomotori diesel. Uno dei quali, contraddistinto dal numero 7325, già con grave ritardo accumulato è obbligato, in ragione della linea andata in tilt, ad una prolungata sosta allo scalo di Mandela. Ed è qui che «sbroccano» i pendolari. Si riversano sui binari, li invadono pacificamente, si dirigono verso il macchinista ingiungendogli di proseguire verso Roma. A questo punto, allertati, intervengono i Carabinieri che procedono ad alcune identificazioni. Tornata la calma, il treno riparte e a Tivoli scarica i poveri disgraziati che vengono trasbordati su altro convoglio. Finalmente si va a destinazione. Nel frattempo a Mandela viene inviato anche un autobus sostitutivo per raccogliere eventuali superstiti. E, mentre lentamente si dipana la matassa di incroci e precedenze, ci si accorge che sono stati cancellati, come conferma anche l'ufficio stampa delle Ferrovie, ben sette treni regionali e due con limitazione della corsa alla stazione di Avezzano. Lo stress continua, soluzioni non se ne trovano. «Ormai siamo diventati famosi soltanto per le nostre disgrazie quotidiane - dichiara Daniele Luciani - e non vorrei che quanto accaduto ieri allo scalo di Mandela gonfiasse ancor di più la rabbia che è dentro ognuno di noi. È dall'inizio dell'anno che si ripetono guasti e disagi e non si trova nessuno che faccia qualcosa per noi, per la Marsica, per l'Abruzzo». Vincenzo Giovagnorio, consigliere comunale di Tagliacozzo, anche lui pendolare esasperato e membro del comitato, ha rivolto un appello al neo-consigliere regionale, Lorenzo Berardinetti, affinchè faccia da tramite col governatore D'Alfonso per ottenere un incontro e discutere degli incredibili disagi cui sono costretti a vivere giornalmente studenti, lavoratori e passeggeri occasionali abruzzesi.

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