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Data: 16/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Metro a L'Aquila, continua la battaglia legale. Altro ricorso del Comune per far ripartire i lavori

Presentata una istanza al Consiglio di Stato «Revocare il blocco»

L'AQUILA. Il Comune, tramite l'ufficio legale, ha inoltrato istanza al Consiglio di Stato per chiedere la revoca dell'ordinanza di sospensione dei lavori lungo il tratto di via Roma per il passaggio della metropolitana di superficie. Quello del Consiglio di Stato era stato un provvedimento cautelare che aveva modificato, in buona parte, una precedente decisione del Tar che invece dava il via libera ai lavori. Questi gli antefatti, molto complessi, che hanno portato il Comune a presentare l'istanza. Il ministero dei Beni culturali, opponendosi alla realizzazione dell'opera, nel febbraio dello scorso anno aveva inviato una diffida al Comune finalizzata al blocco dei lavori, con un atto nel quale si ipotizzava «una inadeguata tecnica di realizzazione dei lavori di scavo lungo via Roma». Si tratta, in particolare, di scavi inerenti la realizzazione dei cosiddetti sottoservizi: linee del gas metano e rete fognaria. Contro questa diffida il Comune è insorto e ha ottenuto dal Tar dell'Aquila l'accoglimento della istanza di sospensione cautelare della diffida stessa, disponendo che nelle esecuzioni delle opere l'ente avrebbe dovuto «adottare ogni cautela finalizzata alla salvaguardia degli edifici storici interessati ai lavori».
Il Consiglio di Stato, su appello del ministero, prese una diversa decisione ponendo una prescrizione. Infatti dispose che il ministero concorresse, in contradditorio con il Comune, nell'individuare le cautele necessarie ai lavori. A questo, secondo il ricorso del Comune, sarebbero seguiti una serie di atti ministeriali o di enti di emanazione ministeriale che avrebbero manifestato «fuori di ogni dubbio il proposito di non dare esecuzione agli oneri ricadenti sul ministero in forza dell'ordinanza del consiglio di Stato». In sostanza il ministero, secondo il Comune, non avrebbe nessuna intenzione di collaborare.
Si fa riferimento, a titolo di esempio, al Comitato tecnico scientifico per i Beni architettonici che nel suo parere del 3 ottobre 2006 si era opposto all'esecuzione dei lavori.
Secondo i ricorrenti sarebbe stato onere del ministero, come si legge nella memoria dei legali del Comune, «di suggerire, proporre e concordare modalità operative».
Sulla scorta di queste premesse, pertanto, si chiede al Consiglio di Stato di far venire meno, nell'ambito della ordinanza tuttora in vigore, la necessità del contraddittorio tra Comune e Ministero. E si chiede, in subordine, la nomina di un commissario «ad acta» per conseguire gli adempimenti da parte del ministero per i beni culturali, il tutto «in tempi compatibili con l'esecuzione di una opera di fondamentale importanza assistita da un contributo statale superiore a 20 milioni di euro».

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