PESCARA. «Cento milioni alla loro salute». E' il titolo dell'inchiesta del giornalista Primo De Nicola che il settimanale l'Espresso pubblica nel numero in edicola da oggi. Un inchiesta sul malaffare della sanità e sui risvolti che hanno coinvolto cliniche private, manager regionali e partiti politici abruzzesi. «Secondo gli investigatori», scrive Di Nicola riferendo le indagini fatte dalla procura di Pescara, «i soliti noti delle case di cura convenzionate sono riusciti a mettere le mani su un tesoretto da 100 milioni di euro».
Nel servizio dell'Espresso, inoltre, emergono nuovi particolari su come funzionava la spartizione dei soldi della sanità. «Quei soldi a Forza Italia. Per i crediti inesigibili pagati ai privati sono stati versati soldi ai politici?», titola il settimanale.
«L'Espresso», infatti, «ha scoperto che agli inizi del 2005, uno dei "beneficiati" dalla prima cartolarizzazione, Vincenzo Maria Angelini, (imprenditore nella sanità privata) dopo un incontro a Roma con il coordinatore Sandro Bondi e l'europarlamentare Paolo Bartolozzi (spedito da Berlusconi in Abruzzo per riappacificare il partito) ha versato 500 mila euro a Forza Italia attraverso cinque sue società: Maristella, Novafin, Sanstefar, Villa Pini e Santa Maria. E non basta. Gli investigatori stanno ricostruendo il giro di denaro avviato da Angelini con la Humangest srl attraverso una sponsorizzazione di un team motociclistico (Humangest Racing team) che partecipava al campionato del mondo: circa 20 milioni di euro, una cifra considerata esagerata». Per Di Nicola, seguendo il filo delle indagini, sui fondi destinati alla sanità si è innescata «una gigantesca truffa contabile a vantaggio dei baroni delle cliniche private».
«Le Fiamme gialle, la Corte dei conti e la Procura della Repubblica di Pescara», riferisce Di Nicola, «si sono calate nel baratro della sanità pubblica abruzzese, che fino al 2005 aveva accumulato debiti per 682 milioni di euro, cercando di capire quanto del denaro era stato realmente speso e quanto invece si era perso nei meandri del malaffare. Il risultato è choccante: ben 100 milioni di euro, 200 miliardi delle vecchie lire, sarebbero stati indebitamente riconosciuti ai titolari delle cliniche».
Nel servizio si ripercorrono le tappe della vicenda «La brutta storia», scrive Di Nicola, «inizia nel 2004 quando l'allora governatore Giovanni Pace (An) decide di ripianare i debiti sanitari: tutti soldi che le Asl dovevano pagare alle cliniche private». L'Espresso cita molti esponenti della ex giunta con l'interrogativo su chi potrebbe risponderne. «Si tratta della giunta di centrodestra che fino all'aprile del 2005 ha amministrato l'Abruzzo: con il governatore Pace, gli assessori Mario Amicone, Alfredo Castiglione, Giorgio De Matteis, Massimo Desiati, Donato Di Fonzo, Vito Domenici, Leo Orsini, Antonio Prospero, Bruno Sabatini, Francesco Sciarretta. Ma sotto accusa sono finiti anche tre direttori generali di altrettante Asl e l'intero consiglio d'amministrazione della Fira con in testa l'ad Giancarlo Masciarelli, già finito in carcere per associazione a delinquere e truffa per i finanziamenti erogati a società fantasma».