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Pescara, 09/05/2026
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Data: 19/05/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Donne e gay, il giorno della rabbia. Il caso. Dopo gli insulti in Commissione Statuto, piovono note di solidarietà e accuse al capogruppo Ds. Ma Di Matteo rincara la dose: «Alla Regione solo chi prende i voti»

PESCARA - Indignate. Tutte, indistintamente. Alcune sapevano ma avevano messo la sordina perchè la campagna elettorale prima di tutto. Altre felici di urlare la loro rabbia. Altre ancora imbarazzate come le donne Ds perchè che vuoi dire se è il capogruppo alla Regione a ficcarti in questo guaio. Diventa un caso politico la presa di posizione di Donato Di Matteo contro donne e gay, "femmine" e "finocchi" per la precisione, espressa in Commissione Statuto mentre si parla di legge elettorale.E' mezzogiorno quando arriva la nota di precisazione di Di Matteo che sorvola sullo sventurato uso di termini come femmine e finocchi, «la sostanza della discussione - dice - è più importante della forma», ma chiarisce che lui non è contrario alle quote rosa niente affatto, ma al listino sì: «E' importante che nelle istituzioni a rappresentare i cittadini ci siano soprattutto gli eletti». Il capogruppo Ds si scaglia contro Daniela Santroni, l'unica a sbattere la porta dopo gli insulti: «Solo chi vive e batte quotidianamente il territorio e non solo durante le campagne elettorali - aggiunge Di Matteo - sa perfettamente e si fa carico in pieno delle problematiche che emergono nei servizi sociali e sanitari, nel mondo del lavoro e econonomico», un impegno che secondo Di Matteo non trova riscontro in chi «non è stato eletto dal popolo». E conclude che lui è contrario al listino e a chi, «attraverso questo strumento come la Santroni, pensa di poter essere eletta e rieletta ogni volta a discapito di tanti candidati che profondono tempo, energia, denaro personale nell'ascoltare la gente». Un attacco «vergognoso» secondo Viola Arcuri consigliera comunale di Rifondazione a Pescara, «non solo contro Daniela, che ha fatto bene a uscire dall'aula, ma anche contro gli omosessuali. Non si può essere così sprezzanti, e nello stesso tempo bisognerà farsi carico di garantire una presenza femminile alla Regione anche quando verrà tolto il listino». Non c'era Maria Rosaria La Morgia al momento del fattaccio, «ero uscita dopo la discussione sulle autonomie locali, se ci fossi stata non sarei rimasta in silenzio. Bisogna dire a discolpa del listino che in Abruzzo è stato usato per colmare un deficit di democrazia, e questo è un tema posto con fermezza dallo stesso presidente Napolitano che più volte ha denunciato l'incapacità della politica di rinnovarsi veramente. E poi è grave che sia stato usato il termine finocchi, noi siamo tutti cittadini e cittadine e non vogliamo essere qualificati per le nostre tendenze sessuali». In difesa del listino interviene anche Gianni Melilla presidente della Commissione Statuto: «Si pensi che nella scorsa legislatura l'unica donna in Consiglio regionale era la Pezzopane, e oggi su sette donne solo due sono state elette nel proporzionale: quindi il listino un merito lo ha avuto ed è stato proprio quello di garantire una minima presenza femminile». Fa appello al presidente del Consiglio regionale e a tutti i consiglieri uomini e "femmine" la vicepresidente della Commissione Pari opportunità della Regione Gemma Andreini, «affinchè non si dimentichi che la commissione deve essere ascoltata per esprimere il suo parere obbligatorio sul tema delle rappresentanze di genere».

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