PESCARA. «Parole inaccettabili e inconciliabili con le funzioni e il ruolo di un rappresentante delle istituzioni. Spero che Di Matteo si renda conto della gravità delle sue affermazioni e senta il dovere di esprimere immediatamente pubbliche scuse».
Non c'è spazio per i distinguo della politica nella nota che il segretario nazionale dei Ds Piero Fassino dettata in serata alle agenzia a 48 ore dal can-can suscitato da una frase, piuttosto infelice, sfuggita al capogruppo dei Ds in Consiglio Donato Di Matteo al termine di una infuocata riunione della Commissione statuto, impegnata a discutere della nuova legge elettorale regionale.
Commentando la proposta del presidente della commissione Gianni Melilla (diessino ma in via di trasloco nella Sinistra democratica di Mussi) di un listino rosa, cioè di una lista di eleggibili "per diritto" riservato solo alle donne, Di Matteo ne aveva contestato il principio commentando prima causticamente: «Sono contro le riserve», aggiungendo poi incautamente: «Allora si potrebbe fare anche una lista di finocchi». Proprio "finocchi", termine desueto, generazionale, un po' provinciale e sopratuttto lontanissimo dal "politically correct".
Puntualmente, come nella peggiore tradizione della tv spazzatura, il "fuori onda" è stato registrato da due telefonini di consiglieri regionali e forse dal microfono della commissione, e immediatamente reso pubblico. Apriti cielo. Il fuoco di sbarramento è iniziato inevitabilmente dalle consigliere donne dell'Unione: Stefania Misticoni, segretario regionale dei Ds («Non mi riconosco in quelle parole»), Daniela Santroni (Rifondazione) testimone offesissima dell'esternazione, Maria Rosaria La Morgia (L'Unione) che ha condannato il «deficit di democrazia» di chi si oppone alle quote. A loro si sono unite le associazioni gay (vedi box). E ieri in fine infine la gelida nota di Fassino.
Di Matteo è furente per le registrazioni («Siamo a livelli delinquenziali»). Il capogruppo Ds, medico, in politica da 22 anni, sempre eletto con una vagonata di voti («sono uno dei più onesti in assoluto»), presidente iperattivo del Cram, il consiglio degli abruzzesi all'estero, si scaglia contro i professionisti della politica, contro quelli «che la sera quando tornano a casa non hanno un mestiere», e alla fine, dopo 24 ore di silenzio assoluto, decide di parlare, spinto dall'intervento di Fassino, ma anche dalla voglia di chiarire: «Mi scuso in maniera assoluta per quella frase, ma era una frase scherzosa, e non l'ho detta durante la riunione, ma in una discussione un po' concitata che si è svolta a margine. Tutti sanno che ho sempre lottato per i diritti civili, che ho fatto le battaglie per i gay e che il mio pensiero è un altro. Ma la frase è stata male interpretata». Altra questione, dice Di Matteo, è quella delle quote rosa. «Io non sono d'accordo con la proposta di Melilla di fare le circoscrizioni invece dei collegi provinciali né sono d'accordo con un listino per sole donne. Ma la mia non è una posizione contro le quote rosa. Io sono d'accordo che le donne siano rappresentate nelle istituzioni, ho fatto anche campagna elettorale per loro, ma le donne devono essere votate ed elette. Io propongo di fare delle liste provinciali con un'alta quota di donne, e una lista regionale di sole donne. Che siano però scelte dagli elettori». Quote rosa con preferenza, dunque. Il resto è «spazzatura».