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Pescara, 13/05/2026
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07/05/2006
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Ataf, spaccatura irrisolta. Il sindaco: «Non è successo nulla», il presidente: «Situazione tesa» |
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«All'Ataf? Non è successo nulla di grave. Soltanto attriti superabili, sciocchezze»: così il sindaco Orazio Ciliberti sulla spaccatura del Consiglio di amministrazione, che ancora non si ricompone. Spaccatura? Ma no Quattro consiglieri (su sette) hanno deciso l'attribuzione di deleghe, cioè di poteri, ad uno di loro, Mariano Rauseo della Margherita, ma si tratta di poteri che lo statuto non prevede e che pertanto sarebbero illegittimi. Questa la posizione del presidente Giuseppe Casatello, il quale ha contestato per iscritto a tutto il Cda la decisione «che è stata anche osservata dai revisori dei conti», aggiunge Casatello. Ma per il sindaco, se Casatello ha facoltà di impugnare la decisione, nei fatti non è accaduto nulla, in quanto «i quattro consiglieri hanno soltanto stabilito di darsi una diversa organizzazione, di attribuire delle specializzazioni». Quel consiglio di amministrazione del 21 aprile, sommato all'ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi, ha però dato uno scossone all'Ataf, ha spinto il presidente a rivelare di aver dovuto presentare denuncia alla Procura della Repubblica per difendersi già in passato da pressioni e condizionamenti. E dopo questi avvenimenti, tutti continuano a reclamare un intervento chiarificatore della proprietà, cioè del Comune. «E l'intervento ci sarà - assicura il sindaco - ma all'Ataf debbono svegliarsi: non possiamo più fare anticipazioni di cassa che ci scoprono con il nostro tesoriere. L'azienda dispone di un patrimonio, può attivare delle linee di credito con una banca senza bussare sempre a mamma-Comune...». La situazione insomma resta tesa, a dispetto della volontà condivisa di risolvere i problemi dell'azienda che ora sono anche politici, ma che rimangono soprattutto economici. Milioni di crediti «Se potessimo riscuotere i crediti che vantiamo presso Comune e Regione - dice Casatello - non avremmo bisogno di ricorrere alla banche, come sta accadendo, per far girare cassa. Dal nostro insediamento, cioè da gennaio 2005, il Comune è in debito con l'Ataf per un milione e mezzo di pagamenti non corrisposti per servizi di trasporto scolastico, trasporto disabili e altri servizi speciali richiesti nel corso dell'anno, anche se da questa cifra va detratta quella appena versata per gli stipendi. Dalla Regione, l'Ataf avanza circa 2 milioni di euro, rivenienti dall'affidamento dei servizi extraurbani e da pendenze sorte per rivendicazioni del personale». L'assessorato competente starebbe individuando proprio in questi giorni una forma di transazione, ma è certo che senza soldi nessuna azienda può marciare, figuriamoci un'azienda che gestisce trasporti pubblici. Eppure il bilancio dell'Ataf è in fase di risanamento «E se ci lasciassero lavorare - aggiunge Casatello - nel 2007 potremmo raggiungere il pareggio». Ma nel gennaio 2007 scadrà anche il mandato del Cda e del presidente, che ha già parlato più volte di dimissioni, l'ultima in occasione della spaccatura. «Ho contestato l'attribuzione delle deleghe - spiega Casatello - perchè di fatto fanno di Mariano Rauseo un amministratore delegato. Non è un incarico speciale, cioè definito e limitato, quello che si è attribuito, ma un potere che esautora l'intero Cda. Tuttavia mi auguro che la cosa muoia lì». E riguardo gli attriti con il sindaco? «Non mi faccia dire altro», la risposta di Casatello. E se non finisse lì? Le posizioni, tra sindaco e presidente, rimangono contrapposte. Largo ai privati? L'azienda adesso è chiamata ad adempimenti incalzanti. Portati gli esodi a 50 (sulla settantina previsti), va ripreso il confronto con i sindacati per rifare i regolamenti interni (su avanzamenti e promozioni ad esempio) dopo che, nell'ambito della riorganizzazione prevista dal piano industriale, quelli vecchi sono stati aboliti. C'è la serenità per farlo? Ci sarà ancora un Cda per farlo? «La situazione è tesa - ripete Casatello - ma ma ciò che mi preme è andare avanti con la riorganizzazione dei servizi. Se salviamo l'equilibrio economico dell'Ataf, in fondo alla gente non interessa: ciò che vogliono gli utenti sono corse, autobus puntuali e da questo punto di vista ho trovato un'organizzazione irrazionale, dove prevale un forte spirito di autoconservazione dell'azienda. Al contrario, c'è la massima disponibilità dei dipendenti e dei sindacati». Ma alla luce delle difficoltà perenni dell'azienda, non si è mai smesso di agitare lo spauracchio della privatizzazione. «E perchè dovrebbe essere una cosa negativa? - chiede Casatello - se ci sarà crisi, un privato bisognerà trovarlo e poi ci sono esempi di aziende miste che funzionano: l'Amet di Trani, ma anche quelle di Molfetta, Brindisi...» Sacrificio inutile Già, i sindacati: hanno tutti firmato il piano industriale e si aspettavano, dopo i sacrifici richiesti ai lavoratori (orario di lavoro allungato, turni spezzati, abolizione dei riposi retribuiti ecc), che le cose marciassero meglio. E invece: «Abbiamo tutti scommesso sul rilancio di un'azienda pubblica approvando il piano industriale - dice il segretario provinciale della Filt-Cgil, Giovanni Occhiochiuso - perchè crediamo che anche in questo contesto si possa fare corretta amministrazione, ma adesso ci troviamo alle prese con elementi di disturbo. I lavoratori sono consapevoli di aver dato e di dare ogni giorno il proprio contributo ed affrontano i sacrifici con la coscienza di chi sa quanto sia importante che ciascuno faccia la propria parte, ma se ora non sarà ritrovato un momento di serenità, sarà stato tutto inutile».
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