«E' grave la censura che si è creata tra ceto politico e la gente Oggi anche l'auto blu del presidente è vista come un lusso»
L'AQUILA. Il 2008 sarà l'anno dei tagli alla sanità privata. Una sforbiciata del 30 per cento sui contratti da rinegoziare. Una boccata di ossigeno per le casse regionali. Un modo per ridare risorse allo sviluppo e avviare l'uscita dalla fase di emergenza dei conti che da due anni attanaglia l'Abruzzo. Il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco ha partecipato ieri ad un forum nella redazione del Centro all'Aquila.
Un incontro nel quale il presidente ha indicato gli obiettivi della sua giunta per i prossimi tre anni. Con una premessa politica: «La gente ci ha scelto perché voleva il cambiamento. Ora attende da noi il cambiamento».
I costi della politica, diventati un metro di giudizio implacabile dei cittadini. Lei che idea si è fatto in questi due anni di governo?
«L'impressione è che non c'è consapevolezza della gravità della cesura che si è stabilita tra il ceto politico e la gente. Probabilmente siamo portati a contare il numero dei candidati nei consigli come una prova di affezione alla politica, ma forse è una prova di deterioramento.
La crisi, da cui il Paese sta uscendo, e il carico fiscale non aiutano certo.
«Anzi, tanto più alto è il carico fiscale, tanto più diventa insopportabile il carico politico. Tanto è vero che oggi anche l'auto blu del presidente della Regione viene considerata un lusso, mentre è la normalità in tutto il mondo, ma questo fatto da solo la dice lunga dello stato d'animo dei cittadini. Chè oggi rappresenta un elemento di novità anche rispetto al passato».
A cosa si riferisce?
«Nel 1993 con "mani pulite" ci fu un'esplosione contro l'approvvigionamento illegale della politica, 14 anni dopo questa nuova esplosione non più contro l'approvvigionamento illegale, ma contro quello legale. Contro gli stipendi. Le leggi. I regolamenti. Contro tutto ciò che dà benefit a chi fa politica».
Tutto ciò a cosa può portare?
«Questa differenza tra il 1993 e oggi deve fare riflettere. Contiene un rischio per il ceto politico, e non solo per quello abruzzese. Io vengo da una storia politica che ha permesso a me e a gente come me, figlio di braccianti, di fare politica. Il sistema dei partiti, il sindacato, mi hanno consentito di fare cose che il mio censo non mi avrebbe permesso di fare. Ora se non corriamo ai ripari, corriamo il rischio che la politica possa farla solo chi ha i soldi. Di questo deve preoccuparsi soprattutto la mia coalizione, perché la destra l'ha già risolto il problema con Berlusconi, che è la personificazione vivente dello slogan "Venite con me e arricchitevi", indubbiamente affascinante».
Lei cosa pensa di aver fatto per scongiurare questo pericolo di indignazione che rischia di trasformarsi in popolismo incotrollabile?
«Dalla mia parte ho una specie di alibi di ferro. Due anni fa quando sono arrivato, la prima legge presentata è stata la legge sullo spoil system. Quella legge conteneva il primo tentativo di mandare il messaggio "Si cambia". Si tagliava del 30% l'indennità percepita dai presidenti degli enti, si definivano criteri uguali per tutti, perché prima che arrivasi io ogni consiglio di amministrazione si dava regole sue. Finiva, anche qui, in un far west dove ognuno decideva per sé».
Il prossimo passo sarà...
«Noi domani decidiamo una seconda tranche, eliminiamo commissioni, consulenze. Naturalmente tagliamo i soldi, e però siccome affidiamo il compito di controllo a un partenariato diffuso, sindacati, associazioni di imprenditori senza che nessuno percepisca soldi noi pagheremo un gettone di presenza di 50 euro solo a quelli che la Regione designa, ma se qualcuno manda i suoi rappresentanti se li paga. Prima la regola era: la Regione paga tutti. Oggi si cambia. Ho dato ordine di chiudere Fira servizi. I poteri passano all'Agenzia sanitaria regionale. Daremo luogo all'operazione acqua. Da sei Ato si passa a 4. I Consigli di amministrazione non li possiamo cambiare, perché sono la rappesentanza dei sindaci in quanto "utilizzatori"».
Poi ci sono le aziende che gestiscono gli acquedotti
«Lì non vogliamo rifare i cda, ma li eliminiamo e a capo mettiamo dei manager. Gli Ato avranno poteri di indirizzo. Loro avranno il potere di prendere l'acqua e mandarla nelle case».
L'Abruzzo ha una rete di distribuzione di acqua colabrodo.
«Il 20% si perde lungo la tubatura, il 30% si perde perché non viene pagata per morosità istituzionale e soggettiva. Perché anche ciudere un occhio verso chi non paga l'acqua è fare un favore. Esercitare un potere. Noi lo eliminiamo».
Presidente a Bussi il sindaco ha chiuso i rubinetti e lasciato a secco 480 mila abruzzesi.
«Il caso Bussi: nel 2003 l'amministrazione di Bussi ha dato mandato a un suo tecnico di valutare quanto poteva costare il canone d'affitto alla Regione di un terreno di mille metri. Il tecnico ha stabilito un canone di 371mila euro, equivalente a un affitto a Manhattan. Ma il tecnico del Comune fa il suo mesiere e fa l'offerta di un canone vantaggioso per il suo Municipio. Il dramma è che la Regione non discute e traduce l'offerta in una determina. Questo dà al sindaco di Bussi l'autorevolezza morale di trasformarsi in uno sceriffo dell'acqua».
Rimane il fatto che in questa Regione c'è stata una proliferazione incredibile di cda di società pubbliche e miste.
«Ma chi ha prodotto questo meccanismo infernale per cui l'Abruzzo ha più cda di Wall Street? Ci sono poi le unità montane, a cosa servono? Qualcuna serve, ma io sarei più propenso a dire che la magior parte non servono, sono superfetazioni di un'idea della politica che serve a soddisfare sé stessa. Ora dobbiamo passare a ridurre il numero delle Asl. E dobbia essere coraggiosi, perché i tre anni di tempo che mancano li spenderò per realizzare questa parte del programma. Non è tutto quello che avrei voluto, mi sarebbe piaciuto impegnare meno tempo. Però...»
Cosa ha rallentato?
«C'è un problema culturale. La gente pensa che la Regione serva a moltiplicare pane e pesci. Per fare le cose in maniera tradizionale non c'era bisogno di uno come me».
Le resistenze da dove vengono?
«Dall'opposizione, ma adesso anche una parte dei miei pensa che ora siamo al governo e "tocca a noi". È sbagliato. Bisogna resistere. Per questo penso che il Partito democratico è un'opportunità. Lo so che ci sono dei problemi, la mia opinione è che solo un partito che supera il 25% può diventare un partito-progetto. In questo faccio mia la lezione di Norberto Bobbio che disse un giorno che i partiti medi e intermedi dal 10% a 20% non hanno più la possibilità di rappresentare un progetto di cambiamento»
Ce la farà a cambiare questa mentalità in Abruzzo?
«Sì, sarà una lotta, mi piacerebbe che ci fosse un'irruzione della società civile, mi piacerebbe che ci fossero anche altri soggetti, mi piacerebbe avere dalla mia parte anche il sindacato. Tre anni sono abbastanza per vincere, io se ce la faccio me ne vado via volentieri, non provo nemmeno a chiedere un altro mandato, ma se mi accorgo che la reazione delle forze colpite può portare un blocco sociale a riproporre la politica dei favori... penso che Pd può essere un elemento di sostegno».
Lei vede come una grande opportunità il Partito democratico. Questo l'ha portata in rotta di collissione con Boselli segretario dello Sdi.
«Sono colpito dalla piega che ha preso il mio partito dopo la scelta della Rosa nel Pugno. Per esempio il taglio anticlericale è sconosciuto al movimento riformista. Non ho mai sentito Nenni, De Martino, Lombardi fare discorsi anticlericali. Io sono convinto che se Fortuna e Baslini avessero usato un linguagigo anticlericale, la legge sul divorzio non sarebbe mai passata. Tra una bella sconfitta e un onesto compromesso, preferisco un onesto compromesso. Per questo continuo a lavorare perchè Boselli scelga di combattere con noi».
In Abruzzo Margherita e Ds sembrano avere qualche preoccupazione per la sua presenza nel Pd.
«Sono molto più ambizioso delle cose che mi attribuiscono. Il mio sogno è di contribuire a far nascere un grande partito in Italia. Certo, mi piacerebbe che l'Abruzzo rappresentasse una terra in cui questa sperimentazione abbia successo e si nutra della presenza delle forze migliori. Io dico che un sistema Pd fatto con le primarie è un sistema che rivitalizza la democrazia. Se ad Avezzano non avessimo fatto le primarie, quando mai avremmo visto un candidato come Gino Milano?»
Opere pubbliche e il caso Pescara.
«Io per evitare certe situazioni ho trovato utile mantenere l'impegno che la Regione dà l'indirizzo e gli enti locali fanno gli appalti. Io non ho speso una lira, i soldi li ho distrbuiti ai Comuni. Ora guardo con apprensione all'inchiesta di Pescara ma non esprimo alcun giudizio, non so neanche di chi sto parlando, aspetto gli atti, però quando sento quello che sta succedendo a Pescara o Montesinvano, penso che forse è il caso di cambiare qualche regola».
Presidente voi avete chiesto agli abruzzesi un grande sacrificio, con l'aumento delle tasse. I cittadini si chiedono fino a quando?
«Gli abruzzesi devono sapere che i conti della sanità sono così rigidi che fino a gennaio del 2008 non sarà possibile toccarli. Perché nel marzo del 2005 la vecchia giunta ha firmato 172 cotratti con i privati che scadono il 31 dicembre 2007. Se decidessi di non pagare, pagherei quelli più le spese giudiziarie. Comunque, avverto fin da adesso i privati che i prossimi contratti dovremo legarli a cifre dal 20 al 30% più basse, perché quelli furono contratti generosi».
La manovra di risanamento avviata a cosa porterà?
«Il 24 alle ore 15 ho un appuntamento con Prodi per parlare di questo. Dirò che noi siamo quelli che hanno fatto il proprio dovere e dobbiamo essere messi in condizione di fare il bilancio. Ci servono soldi per gli investimenti e per aiutare le piccole e medie imprese abruzzesi a creare le condizioni per competere».
La visita del capo dello Stato in Abruzzo.
«Il 21 giugno arriva Napolitano, al quale nel pomeriggio chiederò di tenere un discorso agli abruzzesi. Una lezione sul rapporto tra politica e comunità locali. Inviterò i 305 sindaci».
Il suo rapporto con il presidente del Senato, Marini
«Lo vedo tutti i giorni. È una fortuna per l'Abruzzo avere uno come lui. E' una colla per questa Regione. Il suo è un aiuto importante. Lo abbiamo gia sperimentato in occasioni importanti».