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Data: 11/09/2014
Testata giornalistica: Il Centro
L’abruzzese Legnini al vertice del Csm? Pd e azzurri trovano l’intesa sul sottosegretario con il via libera di M5s, ma l’elezione slitta. Oggi una nuova votazione. E Lolli potrebbe andare alla Camera

ROMA È Giovanni Legnini, sottosegretario Pd all’economia, che gode di un’ampia stima anche tra gli azzurri, il nome che sembra aver sbloccato la partita sulle nomine parlamentari al Consiglio Superiore della magistratura, incagliata sulla figura di Massimo Brutti, professore della sapienza che il centro destra non digeriva e che forse neppure Renzi ha sostenuto fino in fondo. Il deputato abruzzese sembrerebbe avviato ad essere il numero due di Palazzo dei Marescialli, dove il presidente è sempre e solo il Capo dello Stato. Dopo la votazione del mattino segnata da un ampio numero di schede bianche, quando ieri pomeriggio tra i parlamentari riuniti in seduta comune aveva preso a circolare una lista di nomi unitaria, con anche un rappresentante dei Cinque Stelle, pareva proprio che la chiama della sera potesse essere decisiva. Oltre a Legnini, Maria Elisabetta Casellati, Luigi Vitali, Renato Balduzzi, Teresa Bene, Giuseppe Fanfani, Antonio Leone e Nicola Colaianni, docente universitario a Bari, già magistrato della suprema Corte di Cassazione ed ex parlamentare, giunto alle spalle di Alessio Zaccaria nelle primarie grilline. All’ultimo momento, però, il M5S ha alzato la posta e deciso di votare per Zaccaria. Quorum impossibile da raggiungere, tutto rinviato a questa mattina. La nuova votazione, la nona, avrà inizio alle 9.30 a Montecitorio. La candidatura di Legnini avrà superato la notte? Nei corridoi parlamentari, ieri sera, erano in molti a scommettere su un sì, tanto da pensare già al dopo. «L'ho sentito contentissimo e anche emozionato – diceva la senatrice Stefania Pezzopane – Giovanni Legnini sa che il ruolo di vicepresidente del Csm è prestigioso in modo particolare. Per l'Abruzzo intero si tratta di un grande successo perché ci porta alle alte cariche dello Stato». «La sua elezione - puntualizzava il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci - sarebbe un riconoscimento per la persona, così bravo al governo da essere chiamato anche alle alte cariche dello Stato. Per l'Abruzzo, è evidente proprio per il suo valore, la sua presenza è stata cruciale, quindi chiederemo che questo ruolo non venga scoperto». Chiusa la partita sul Csm, la Corte Costituzionale resta il nodo sul tappeto per la maggioranza. Fino a ieri pomeriggio sembrava sciolto anche questo con il ticket Violante-Catricalà che pareva avere disco verde dai contraenti del Patto del Nazareno: Pd e Fi. Ma, ancora in corso l’assemblea dei democratici, Forza Italia ha congelato la nomina di Catricalà e ha scelto di votare scheda bianca sia su Catricalà che su Violante. Su Violante, poi, sarebbero arrivati segnali tiepidi anche da alcuni parlamentari del Pd.
Il vice presidente della Regione Abruzzo: deciderà il partito. Di rincalzo c’è Fusilli

E Lolli potrebbe andare alla Camera
L’approdo di Giovanni Legnini alla vice presidenza del Csm rimetterebbe in moto poltrone ed equilibri nel centrosinistra abruzzese, in Parlamento e Regione. Il seggio alla Camera che il sottosegretario lascerebbe è riservato al numero due della Regione Giovanni Lolli, primo dei non eletti nella lista del Pd e già in Parlamento. Sempre che accetti, scelga di lasciare L’Aquila per tornare a Roma. «La mia posizione è l'ultima cosa di cui discutere», commentava ieri a caldo, sottolineando che la decisione sarà dei vertici del partito, sentito D’Alfonso, ovviamente. Se Lolli dovesse far le valigie, il governatore si troverebbe infatti con la necessità di scegliere un nuovo vice, ribilanciare la rappresentatività sull’asse Pescara-L’Aquila, ma anche con l’opportunità di chiamare in giunta un nuovo assessore. E che assessore: il jolly, l’unico che può essere pescato anche al di fuori dell’emiciclo. E se Lolli rinunciasse alla Camera? L’ordine di lista (sono strate elezioni senza preferenze) in quel caso chiamerebbe Gianluca Fusilli, assicuratore di 45 anni, nato a Chieti, ma residente a Pescara dov’è stato anche consigliere di opposizione nel quinquennio Mascia. Dalfonsiano, sarebbe dovuto essere il candidato renziano per la segreteria provinciale del Pd pescarese, ma ritirò la candidatura nel segno dell’unità, per lasciar strada libera a Francesca Ciafardini. Seguono, nell’ordine di lista, Stefania Ferri e Giovanni D’Amico. Parlamento, Regione, ma anche Governo. Come risolvere il capitolo della rappresentanza dell'Abruzzo nel Governo Renzi? «Noi – parla per tutti Lolli, sottolineando la necessità di seguire da vicino la partita ricostruzione – per fortuna abbiamo anche la carta Pezzopane, che ha tutte le carte in regola».

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