SULMONA Le 524 schede arrivate a tarda notte in Parlamento con su il nome di Giovanni Legnini quale componente laico del Consiglio superiore della magistratura, non hanno lasciato neanche il tempo di riflettere. Il trasferimento del sottosegretario all'Economia a palazzo dei Marescialli, infatti, è arrivato inaspettato e ha lasciato su una corda tesa per un giorno gli equilibri della politica regionale. Un po' perché la carica, seppur di alto profilo istituzionale, lascia sguarnito l'Abruzzo di un uomo di governo determinante per gli affari regionali, un po' perché la sua uscita dal Parlamento apre le porte al primo dei non eletti: Giovanni Lolli, già vicepresidente della giunta D'Alfonso e garanzia aquilana, difficilmente rimpiazzabile, all'Emiciclo. Tant'è che l'ex sottosegretario allo Sport, che certo non disdegnava per un suo ritorno a Roma, é stato convinto nelle ultime ore a restare dov'è. All'Aquila, nella sua L'Aquila: dove, d'altronde, lui che non è un renziano, può continuare a coltivare la sua carriera politica, magari guardando al dopo Cialente.
Per il presidente Luciano D'Alfonso una doppia vittoria: tenere fermo l'equilibrio in giunta e il patto tra il Pd aquilano e pescarese e, dall'altra, far entrare a Montecitorio un suo fedelissimo, Gianluca Fusilli (secondo dei non eletti alle ultime politiche). Per eventuali ripensamenti c'è tempo ancora una decina di giorni, due settimane al massimo: anche perché sotto la spinta del presidente della Repubblica e della riforma sulla giustizia in agenda, il Csm dovrà essere presto operativo.
Se Lolli resterà all'Aquila, come ha annunciato, dall'altra resta aperta la questione aquilana: Giovanni Legnini, infatti, era stato colui che aveva preso in mano la Ricostruzione, con una specifica delega governativa e con un testo di legge già depositato sul tavolo del Consiglio dei ministri, «una bozza che però - spiega la senatrice Stefania Pezzopane, già con i motori caldi per sostituire Legnini - deve essere accompagnata fino in fondo. L'esperienza con il governo Letta ha dimostrato che deve esserci l'occhio di un abruzzese sull'Aquila e questo ora chiederemo al governo: la garanzia di un abruzzese nell'esecutivo che segua in particolare la ricostruzione». Se non un’auto candidatura, quasi: «Quando si è formato il governo, sia Letta che Renzi - continua la Pezzopane - abbiamo convenuto con la segreteria regionale di puntare e far convergere tutte le forze su Legnini. Io sono a disposizione e mi sento pronta, sempre che il partito lo voglia». E così sembra, almeno in linea di principio e almeno all'Aquila: «Saremmo in prima linea a reclamare che le funzioni da sottosegretario alla ricostruzione vengano svolte da una persona che abbia a cuore L'Aquila almeno quanto Legnini - sostiene il segretario del Pd dell'Aquila, Stefano Albano -. Il Pd dell'Aquila è in campo, perché dell'eventuale modifica degli assetti le esigenze dell'Aquila rimangano adeguatamente tutelate». A fare una rosa di nomi è il sindaco Massimo Cialente: «L'Aquila ha bisogno di una persona che ci lavori a tempo pieno - ha detto ieri il primo cittadino nell'incontro con Squinzi -. Il mio nome non è discussione, semmai sarebbe opportuno uno tra Pezzopane, Lolli, Barca o Gianni Letta». Non esiste, però, solo la questione aquilana, perché Legnini lascia una delega importantissima per l'Abruzzo come quella all'economia, che non riguarda solo il capoluogo. «Un vuoto che auspico venga al più presto colmato - sottolinea la deputata Dem, Vittoria D'Incecco - con la nomina di un altrettanto valido rappresentante abruzzese». Uno che sappia però avere lo sguardo ampio come lo aveva Legnini e che goda della sua stessa stima, a sinistra e a destra: «Siamo certi che il grande equilibrio di Giovanni Legnini, frutto della sua storia professionale e politica, costituirà elemento di forte garanzia - commenta il presidente di Forza Italia, Nazario Pagano -. A Giovanni Legnini, a nome mio personale e del coordinamento regionale di Forza Italia, giungano gli auguri più sinceri di buon lavoro». Insomma il Csm si arricchisce di una figura di primo piano, ma l'Abruzzo resta al momento nel guado, alla ricerca di uomini e donne forti e capaci che sappiano imporsi e muoversi come ha saputo fare l'avvocato di Roccamontepiano nella sua rapida ascesa politica negli ultimi dieci anni.