Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/05/2026
Visitatore n. 753.989



Data: 22/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, Damiano fa l'ottimista. «L'accordo ci sarà». Ma per Epifani resta il nodo "scalone" Ok dei sindacati a interventi sugli assegni bassi e sui precari

Resta aperto però il problema se le risorse basteranno Fondi: le adesioni non decollano

ROMA. Vanno bene i cinque obiettivi del governo per la destinazione del surplus nelle casse dello Stato (il"tesoretto"), ma bisogna trovare un'intesa anche per superare lo scalone previdenziale, imposto dalla legge Maroni, che stabilisce l'età pensionabile a 60 anni con 35 anni di contributi. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, concorda con il governo «di partire dalle pensioni basse, dagli ammortizzatori sociali, e dai precari», ma chiede che si preveda anche una soluzione per la riforma previdenziale.
Cesare Damiano, ministro del lavoro, continua a diffondere ottimismo sulla conclusione a breve della vertenza. «Non ho mai visto una stagione della politica senza tensioni», ha detto il ministro, «mi sembrano ragionevoli le tensioni prima di raggiungere una accordo». Quanto allo stato delle trattative, Damiano sostiene di aver già svolto i propri compiti: «Ho fatto quattro relazioni scritte a quattro tavoli e c'è scritto che cosa bisogna fare sulle pensioni».
I sindacati intanto continuano ad avere un atteggiamento polemico. Raffaele Bonanni (Cisl) ha definito «corrette» le indicazioni del governo, «ma bisogna vedere quante risorse ci sono effettivamente a disposizione per la rivalutazione delle pensioni, per gli ammortizzatori sociali e per il secondo livello di contrattazione». Il leader della Cisl insiste molto sulla riforma della contrattazione perchè «quello di cui abbiamo bisogno è più salario». D'accordo in linea generale anche Luigi Angeletti (Uil), il quale afferma che «gli obiettivi del governo sono ambiziosi. Ma poi bisognerà vedere la loro realizzazione pratica».
Si cominciano a tirare le somme dell'adesione dei lavoratori ai fondi di previdenza integrativa con la destinazione alternativa della liquidazione. Finora solo il 13 per cento dei lavoratori ha deciso per la previdenza integrativa. Girano sempre più informazioni sulla riforma della previdenza complementare, ma il 60 per cento degli impiegati non conferirà mai il proprio TFR alla previdenza complementare. E' quanto sostiene uno studio svolto da Mefop, società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione. La ricerca è stata condotta in due tempi, a distanza di otto mesi una dall'altra. Sono diminuiti i lavoratori che non sono in grado di rispondere sulla riforma, resta stabile al 15 per cento il numero di coloro che si avvarranno del silenzio-assenso, aumenta la percentuale di chi aderirà esplicitamente, ma resta al 60 per cento lo zoccolo duro dei fermamente contrari ai fondi pensione. Tra le motivazioni di chi avversa la previdenza complementare pesa l'irreversibilità della scelta, l'impossibilità cioè di riportare in azienda la propria liquidazione.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it