SULMONA. I sulmonesi non pagheranno più tasse, non si vedranno aumentare il costo dei rifiuti, ma semplicemente dovranno eleggersi un altro sindaco e un altro consiglio comunale. La seconda esperienza di Franco La Civita alla guida del Comune si è conclusa ieri sera alle 22,26: il consiglio comunale ha bocciato il bilancio di previsione 2007 con 10 voti contrari e solo 7 favorevoli. Il gruppo misto, per bocca di Fasciani aveva da poco annunciato il no all'ultima mediazione, «perché la giunta con i segretari non ha il sì di tutti i partiti». Sdi e Udeur a suo dire non erano stati interpellati.
Dopo 50 giorni di crisi, dalle dimissioni del 3 aprile, quando venne bocciato l'aumento dell'addizionale Irpef, al ritiro delle stesse il 24 aprile successivo, una bocciatura che non ammette altri ripensamenti. Tutte le mediazioni con i cinque del gruppo misto sono fallite. Un confronto che, come tutti avevano capito, ormai era da tempo scaduto in una resa dei conti trasversale ai partiti (la spaccatura tra gruppo Fasciani e Manasseri nello Sdi, quella tra "nuovi petali" e il sindaco nella Margherita), oltre che in una serie di durissimi scontri personali. Una situazione che ha logorato pesantemente i rapporti anche all'interno dei Ds. E l'assenza del segretario Oreste Tolone (per quanto effettivamente malato) era stato interpretato come un segnale esplicito («se c'era margine di ricuciture, sarebbe venuto in barella», hanno chiosato dal gruppo misto); nel pomeriggio si è assentato anche Maurizio Balassone, sicché a rappresentare il partito è rimasto solo Salvatore Di Cesare, ovvero il meno interessato al partito democratico...
LA CRONISTORIA. Una giornata convulsa, confusa, carica di tensione come poche altre nella storia del Comune di Sulmona. Di fatto una trattativa alla luce del sole, con proposte e controposte finite nel verbale di seduta tra un emendamento al piano delle opere e una dichiazione di voto. Ma nonostante la «trasparenza», pareva sempre più un gioco a passarsi il cerino acceso tra maggioranza e gruppo misto con momenti ora drammatici ora quasi surreali. Con i cinque "ribelli", Gerosolimo e Rapone (Margherita), De Santis (Udeur), Fasciani e Amori (Sdi) in continue consultazioni e con il centrodestra spettatore suo malgrado, i cui interventi talvolta parevano quasi graditi al centrosinistra per guadagnare minuti.
Un barlume di speranza sembrava essersi riacceso dopo l'aggiornamento al pomeriggio. E al rientro il sindaco ha illustrato quella che sembrava la mediazione più avanzata possibile: «Una giunta nuova ma non contro i partiti, che la soluzione tecnica vorrebbe umiliare, bensì garantita ai massimi livelli politici, con 4 segretari di maggioranza (Udeur, Ds, Margherita e Sdi) e tre assessori scelti dal primo cittadino». Il cerino tornava al gruppo misto. Ma ormai era consumato.