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Pescara, 16/03/2026
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Data: 25/09/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Camusso apre sull’art.18: «Pronti a discutere dei tempi». Per il sindacato possibile allungare il periodo di prova senza tutela

ROMA L’esame è iniziato. Sommerso da una valanga di 689 emendamenti, quasi cinquecento dei quali presentati da Sel e dal Movimento Cinque Stelle, il jobs act del governo Renzi si prepara a passare sotto le forche Caudine dell’aula del Senato. Ieri a Palazzo Madama sono state respinte le pregiudiziali di costituzionalità del testo. Ma il percorso è appena iniziato. E si preannuncia accidentato. Beppe Grillo è sceso in campo in prima persona per bocciare quella che ha definito una riforma che «serve a licenziare un po’ di lavoratori garantiti». Da qui l’offerta, subito rimandata al mittente, alla minoranza del Pd di saldarsi per far cadere il governo Renzi. Anche Sel è salita sulle barricate contro il provvedimento. Il partito di Nichi Vendola si è detto pronto a votare gli emendamenti presentati dalla minoranza del Pd. L’opposizione parlamentare al governo, insomma, prova a fare tatticamente sponda con i quaranta dissidenti del Partito democratico per provare a mettere in difficoltà il governo.
LO SPIRAGLIO
In realtà nel Pd, in vista della direzione di lunedì che dovrà decidere la via da seguire sul jobs act, ci sono segnali di mediazione. Segnali per ora arrivati principalmente da parlamentari vicini al premier. Per comprendere quanto siano ancora deboli, tuttavia, basta ascoltare le parole del dem Alfredo D’Attorre, dissidente di area bersaniana che aveva chiesto un incontro di maggioranza prima della direzione del 29 settembre. «Al momento sono in corso contatti con Poletti e Taddei», ha spiegato. «Ma», ha aggiunto, «si tratta di amabili conversazioni». La vera novità di ieri, dunque, è l’apertura arrivata dal leader della Cgil Susanna Camusso. Intervistata a Porta a Porta, la segretaria generale del principale sindacato italiano, si è detta pronta «a discutere» delle tutele dell’articolo 18. «Se si parla di allungare il periodo di prova», ha detto, «sono per discutere dei tempi». La line a del sindacato, insomma, si salderebbe con le proposte della minoranza del Pd, che negli emendamenti depositati a Palazzo Madama ha previsto un periodo transitorio di tre anni trascorsi i quali si tornerebbe alle tutele dell’attuale articolo 18. Nei giorni scorsi si era discusso di un punto di caduta, di un eventuale compromesso, che ripristinasse le tutele dell’articolo 18 per i lavoratori con anzianità di servizio di almeno 10 anni. Per ora sembrano sassi gettati nello stagno per vedere l’effetto che fa. I tempi per un’evenutale trattativa, comunque, sono decisamente brevi. Ieri nella sua illustrazione del provvedimento, il relatore Maurizio Sacconi, parlando di un disegno «ambizioso» ha chiesto all’aula un esame «tempestivo». Corsa contro il tempo che non piace ovviamente al sindacato. «Il Jobs act», ha detto la Camusso, «è una delega e c’è tempo per la discussione. Noi vorremmo parlare con il governo. Nel caso in cui invece l’esecutivo volesse restringere i tempi, allora», è la linea, « è il governo che ci costringe allo scontro». Nonostante le parole di apertura, insomma, le posizioni rimangono distanti.

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