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Pescara, 16/03/2026
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Data: 25/09/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tagli a consiglieri e staff, il buco in bilancio non c’è più. Trovati i soldi fino a dicembre e forse sarà evitato il dissesto

Abbiamo scherzato. Le casse del Comune non sono più in rosso e il dissesto controllato con ogni probabilità sarà evitato. È questa la grande notizia emersa durante il consiglio comunale di ieri, che si è protratto fino al pomeriggio per permettere ai consiglieri del Movimento 5 Stelle di discutere gli emendamenti presentati. Notizia a cui si aggiunge un’altra importante novità: il sindaco Alessandrini si è impegnato a non procedere, su richiesta del capogruppo di Forza Italia Antonelli, in automatico all’avvio della procedura del pre-dissesto. Ma come si è arrivati a questo punto?
Nonostante sembrasse una mission impossible, l’amministrazione è riuscita a recuperare i 4 milioni e 200 mila euro necessari per coprire il disavanzo del 2013 e altri 300mila euro che andranno a compensare le minori entrate dall’Irpef, la cui soglia di esenzione è stata alzata da 15.050 euro di reddito annuo a 16.040, una vittoria dei grillini che hanno infilato questa misura nella loro valanga di emendamenti. Manovra che si traduce nella possibilità per oltre duemila famiglie pescaresi di non pagare l’addizionale nel 2014 e, per palazzo di città, di non dover ricorrere inesorabilmente al dissesto controllato che di fatto avrebbe ingessato il Comune per diversi anni. Sorprende che il tracollo sia stato evitato nel modo che oggi appare più scontato, ovvero abbattendo gli sprechi e tagliando i costi della politica.
Il vicesindaco Enzo Del Vecchio ha spiegato che parte del tesoretto sarà recuperato «non impegnando risorse non impegnate fino ad oggi - ovvero bloccando i progetti nel cassetto -, rimandando all’anno prossimo spese relative ai debiti fuori bilancio, togliendo risorse a Pescara gas, che non istallerà nuovi punti luce, e mettendo in moto la procedura per recuperare i fondi anticipati per il funzionamento del palazzo di giustizia». Ma a subire un bel taglio sono stati anche i costi della pubblica amministrazione: saranno ridotte le indennità per lo staff del sindaco e, in misura del 10 per cento, anche i gettoni di presenza dei consiglieri. Perché se è vero che il periodo di crisi richiede grandi sacrifici, lo è altrettanto che la politica non può restare a guardare. Anche se, secondo Enrica Sabatini, capogruppo del M5S, si poteva fare molto di più: «Fare il sindaco vuol dire prendere decisioni e non vestire i panni del curatore fallimentare. Ci siamo seduti al tavolo con gli altri gruppi consiliari e abbiamo chiesto che venisse tolto un assessore, magari uno di quelli che non è stato eletto, e che le indennità della giunta fossero pagate in misura ridotta del 50 per cento per i prossimi tre mesi, ma la nostra richiesta è stata respinta». Da qui la scelta dei pentastellati di procedere con l’ostruzionismo in aula ad oltranza, fino al raggiungimento del punto d’incontro trovato nel pomeriggio. L’accordo prevede che la soglia di esenzione, inizialmente bloccata a 16mila euro, sia innalzata a 16.040 e che le indicazioni del M5S, ovvero l’invito a tagliare gli stipendi degli assessori del 20 per cento e attivare, magari con un atto ingiuntivo, le procedure per recuperare i fondi del tribunale, siano scritte nero su bianco. Il consiglio riprenderà stamattina, con le tabelle della Tari.

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