ROMA Ora che si sono tutti insediati e che il cambio della guardia al Quirinale tra i vecchi e i nuovi consiglieri c’è stato, si è aperta la corsa alla vicepresidenza del Csm. Il candidato in pectore resta Giuseppe Legnini (Pd), ex sottosegretario all’Economia. Perché è sul suo nome che le forze di maggioranza parlamentare hanno trovato l’accordo che successivamente, a singhiozzo, e con la difficoltà dell’abbinamento dei due giudici della Consulta, ha portato all’elezione degli altri sette consiglieri laici di Palazzo de’ Marescialli. Ma il peso preponderante nella scelta del successore di Michele Vietti l’avranno i magistrati: 16 togati (sette di Area, la corrente di sinistra; quattro di Magistratura Indipendente, ritenuta di centro-destra; e cinque scelti tra i moderati di Unicost) che martedì prossimo dovranno votare, a scrutinio segreto, assieme agli otto laici, oltre al primo presidente e al Pg della Cassazione che con il Capo dello Stato sono membri di diritto del plenum. «Staremo a vedere, valuteremo i programmi dei candidati e poi voteremo», si limita a dire uno dei sedici neo eletti, mentre nel salone delle feste si brinda e i vecchi si congratulano con i nuovi.
LE CANDIDATURE
Ecco, il punto è proprio questo. Ci sono uno o più candidati? Giuseppe Fanfani (Pd), ex sindaco di Arezzo, si è tirato fuori. Mentre Renato Balduzzi (Scelta civica) sembra che ci stia pensando. Non tutte le ”toghe” sembrerebbero digerire un vicepresidente transitato direttamente da un incarico di governo, per giunta nel momento in cui l’esecutivo Renzi ha avviato una riforma su cui si sono registrate le prime frizioni con l’Associazione nazionale magistrati. Ma Legnini, mediatore per natura, ha già incontrato esponenti di tutte le correnti della magistratura. Senza contare che il discorso del Capo dello Stato sembrerebbe calzargli a pennello. Quantomeno sotto due profili. Napolitano descrive il vicepresidente del Csm come colui che sappia riallacciare l’organo di autogoverno della magistratura «alla fonte popolare, ovvero alla rappresentanza generale della volontà popolare. Vietti - sottolinea il Capo dello Stato - ha ben corrisposto a tale consapevolezza, grazie alla sua complessiva esperienza politico-istituzionale». La medesima che, da parlamentare con incarichi di governo alle spalle, intende far valere Legnini. E ancora: se Napolitano ritiene ineludibile la riforma della giustizia per ridare «dinamismo e competitività all’economia», chi meglio di un ex sottosegretario all’Economia può garantirlo? Nel segreto dell’urna tutto è possibile, è vero. Il fine settimana sarà di confronti e valutazioni. Mentre in Parlamento sono arrivate le prime riforme del pacchetto Orlando: giustizia civile (con il relativo taglio alle ferie delle toghe) e responsabilità civile dei magistrati su cui il Csm sarà chiamato a dare i primi pareri. Lui, il Guardasigilli, aspetta che sia eletto il nuovo vicepresidente per poi avviare il confronto anche sulla riforma di Palazzo de’ Marescialli.