Signor direttore, reti stradali complesse significa allargare alle reti regionali le competenze in ambiti concessori, che possono essere anche diversi da quelli attuali. Viviamo oggi, nel contesto normativo di Project financing e regionalizzazione delle strade statali, un momento quasi rivoluzionario che vede la nascita di nuovi organismi di diritto pubblico per la gestione delle infrastrutture.
La Regione Piemonte, ad esempio, ha creato un'apposita agenzia regionale che ha il compito preciso di programmare, progettare, mantenere e monitorare tutte le strade regionali; la Regione Veneto, da parte sua ha fatto ancora di più: ha creato una società di capitali mista pubblico-privato che ha il compito di gestire prevalentemente il patrimonio delle sue infrastrutture più interessante.
Personalmente ritengo che le amministrazioni regionali abbiano in questo significativo momento di passaggio due scelte possibili. La prima consiste nel dotarsi di una struttura di controllo ad hoc, anche appoggiandosi agli uffici tecnici provinciali esistenti che hanno come patrimonio proprio la cultura della gestione stradali, perché sono loro a gestire la maggior parte della rete stradale del nostro territorio. Questa scelta però rischierebbe di esaurire la spinta innovativa che il quadro legislativo ha introdotto, cioè la possibilità di innescare nuovi meccanismi di gestione: la Provincia, nella sua gestione tradizionale, potrebbe comunque dare il servizio che fino ad oggi è stato dato, certamente la darebbe, però non ci sarebbe nessuna novità rispetto all'attuale gestione.
La seconda possibilità, dotarsi di una struttura di controllo snella, facendo ricorso a un coinvolgimento più ampio possibile del privato, delegando la cosa più importante in questo processo, le responsabilità propositive e controllando quindi la qualità del servizio erogato, per poter poi definire insieme all'ente di controllo i programmi successivi. Ci sono due livelli di coinvolgimento dell'operatore privato: uno più ampio, più completo, simile alle concessioni autostradali, quindi raggiungimento di obbiettivi su livello di servizio, con una delega piena sulla gestione, sull'organizzazione e sul controllo; il secondo, più limitato, più ristretto, che potrebbe significare una forma di appalto globale di manutenzione, remunerato ad esempio sulla base di una valutazione del livello di servizio sulla rete, quindi attraverso gli indicatori significativi di qualità.
Questi a mio modesto parere sono i problemi attualmente sul tappeto, le opportunità e prospettive, dedicate al tema della costruzione, manutenzione e gestione delle infrastrutture di reti stradali in Abruzzo.
(*) Uil-Trasporti Abruzzo