ROMA Niente più giungla di contratti, niente più lavoratori al sicuro per sempre e altri lasciati a cavarsela da soli, senza scialuppe o salvagenti di sorta, se il mare tutto a un tratto dovesse agitarsi e peggiorare. È questo il mercato del lavoro che Renzi dice di voler realizzare con la delega chiesta al Parlamento. Un contesto in cui l’articolo 18 - i suoi lo vanno ripetendo continuamente come un mantra - è solo un tassello.
Non il più importante, sostengono. Perché in questo disegno complessivo il lavoratore che dovesse essere licenziato non sarà più solo nella ricerca di una nuova occupazione. Al suo fianco ci sarà un nuovo sistema di politiche attive, in cui centri per l’impiego pubblici, coordinati da un’agenzia nazionale, collaboreranno con le agenzie private. E mentre si riqualifica con i corsi necessari (impegno al quale non potrà sottrarsi), questo stesso lavoratore riceverà un sussidio economico che gli consentirà di sopravvivere. Alla base di tutto una scommessa o meglio una sfida: senza lo spauracchio della reintegra, del rapporto di lavoro a vita, gli imprenditori potranno cavalcare l’onda buona della ripresa (quando arriverà) abbandonando cautela e prudenza nelle assunzioni. Una sfida rivolta agli imprenditori italiani, ma anche a quelli stranieri che vorrebbero investire nel nostro Paese, frenati - così dicono - dalle eccessive rigidità del mercato del lavoro e dalla burocrazia soffocante.
Sempre che lunedì durante la riunione del parlamentino Pd, Renzi non decida di cambiare idea e aprire alle richieste della minoranza, il nuovo mercato del lavoro si baserà su 4 pilastri: codice semplificato del lavoro con meno regole e meno tipologie contrattuali, flessibilità in uscita massimizzata, ammortizzatori sociali estesi alle fasce di lavoratori attualmente scoperte, politiche attive efficaci.
LA PROPOSTA
A fronte degli oltre 40 contratti diversi con i quali si può assumere attualmente, la riforma in cantiere si propone di intervenire con l’accetta: quelli che resteranno si potranno contare sulla dita di una mano. L’attuale contratto a tempo indeterminato sarà sostituito dal nuovo contratto a tutele crescenti.
In questo momento il testo della delega approvato in commissione Lavoro al Senato prevede maglie molto ampie, ed è qui che si inserisce il dibattito sull’articolo 18. Nelle intenzioni del governo la gradualità delle tutele, nel caso di licenziamento illegittimo, è riferita all’ammontare dell’indennizzo economico (aumenterà in base all’anzianità aziendale). Niente più possibilità di reintegra, quindi (la minoranza Pd propone solo un congelamento del diritto per 3 anni, facendo trapelare che è disponibile anche allungare il periodo). Da notare: reintegra sempre valida per i licenziamenti discriminatori; le nuove norme riguarderanno i neoassunti. Chi già lavora in aziende con oltre 15 dipendenti continuerà a usufruire della tutela reale dell’articolo 18. Almeno fin quando non deciderà di cambiare lavoro.