Città del Vaticano Basta con gli slogan. I vescovi vorrebbero tanto, loro per primi, non fare ricorso alla solita fraseologia stereotipata, del tipo: servono fatti e non parole, la luna di miele è finita, per ricordare al governo Renzi che si è arrivati al giro di boa. Il Paese reale, quello che combatte per fare quadrare la fine del mese, «è stremato». Le riforme tardano, la disoccupazione cresce, si è entrati in deflazione e le file davanti alle mense della Caritas si ingrossano. Brutta storia.
SIMPATIA
Eppure all'inizio il premier Renzi aveva goduto di ampi consensi per la sua storia personale, il suo essersi formato negli scout. Aveva colpito la sua aria alla mano, il piglio concreto che aveva quando era sindaco di Firenze, la simpatia riverberata dagli incontri privati in Vaticano con Papa Francesco. Tutto questo non è più sufficiente per contenere disagio e amarezza. Al quartiere generale della Cei, sulla Circonvallazione Aurelia le lamentele delle diocesi alle prese con seri problemi sociali si allunga. C'è il capitolo delle scuole gestite da enti religiosi sull'orlo della chiusura. «Il governo è inadempiente» in base agli accordi in essere, ha fatto sapere alcuni giorni fa il cardinale Bagnasco. I tagli alla sanità vanno a detrimento, ancora una volta, delle strutture cattoliche, «come se ci fosse un pregiudizio alla base». Infine l'orientamento di parificare le coppie gay risulta indigesto. Eppure all'inizio Matteo Renzi piaceva.
Certo, ad alcuni era sembrato un po' ambizioso per il modo in cui era stato sostituito Letta, ma poi la Cei gli aveva dato credito. Già a maggio, però, durante l'assemblea generale, si erano sentiti i primi scricchiolii: la Chiesa aspettava «risposte immediate e concrete a sostegno delle famiglie». In estate, il quotidiano dei vescovi Avvenire non ha lesinato critiche qui e là, poi la virata.
IL PORTAVOCE
Il segretario monsignor Galantino si è fatto portavoce del maldipancia: «Non ce l'ho con Matteo Renzi, è giovane, è simpatico, sa dire tante cose simpatiche, ma se oltre all'ad della Fiat, volete mettere insieme anche i vescovi tra coloro che si interessano alla persona di Renzi, beh, noi non siamo interessati». Tuttavia «noi vescovi diamo già un giudizio» quando diciamo che «la famiglia non ci pare messa al centro della politica italiana», e «accanto alla famiglia ci mettiamo anche la scuola». E l'articolo 18? Sulla questione del lavoro ci sono «troppe bandiere che sventolano». Galantino ha proseguito: «Sono sempre preoccupato quando alcuni temi decisivi vengono posti sul piano dello scontro», perché «la categoria del contro è sterile» e «alla fine ci saranno morti da una parte e dall'altra».
SOLUZIONI A MEZZ’ARIA
Alla fine vengono adottate «soluzioni a mezz'aria». Morale, troppo individualismo. Politici e sindacati sembrano guardare più al numero «dei propri iscritti» che al drammatico problema del lavoro. Se le riforme di Renzi languono, quelle di Bergoglio vanno avanti. Sono state finalmente definite dal Papa le regole per eleggere il nuovo presidente della Cei. Le novità riguarderanno il post Bagnasco, che nel frattempo è stato confermato da Francesco fino alla fine del suo mandato. La riforma della legge elettorale che in futuro individuerà il presidente dei vescovi prevede una terna di nomi da presentare al Papa. Sarà lui a scegliere tra i tre più eletti.