ROMA. Il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero «consiglia ai lavoratori di lasciare il Tfr in azienda» e di non investirlo quindi nei fondi pensione. Il ministro a margine del Forum della Pubblica Amministrazione ha affermato che se un lavoratore gli si avvicinasse per chiedergli consiglio risponderebbe di lasciare il trattamento di fine rapporto nell'azienda in cui lavora.
Le affermazioni del ministro arrivano a poco più di un mese dalla scadenza fissata dal provvedimento del governo per la scelta dei lavoratori dipendenti sul Tfr (30 giugno), i lavoratori entro quella data dovranno decidere se lasciare il Tfr in azienda o se investirlo nei fondi pensione.
In assenza di scelta il Tfr sarà conferito al fondo pensioni di categoria al quale appartiene il lavoratore. In questi giorni è in atto una campagna del governo «Scegliere oggi pensando al domani» per informare i lavoratori sull'importanza della scelta e sulle potenzialità dei fondi integrativi.
«Darei ai lavoratori - ha detto Ferrero rispondendo a una domanda sui sondaggi che indicano una scarsa disponibilità dei lavoratori a investire il proprio Tfr nei fondi e una prevalenza delle decisioni di lasciarlo in azienda - il consiglio di tenere il Tfr in azienda. I lavoratori non si fidano. Hanno sentito troppe notizie di fondi pensione falliti. La pensione è una cosa seria, ci si mettono risorse per anni, nessuno vuole arrivare dopo 30-40 anni, quando è più debole ad avere delle sorprese. Se un lavoratore mi si avvicinasse per chiedere consiglio sul proprio Tfr gli direi di lasciarlo in azienda».
«E' proprio vero, come afferma il ministro Ferrero, che la pensione è una cosa seria e, aggiungiamo noi, che i lavoratori impegnati a scegliere in questi mesi circa la destinazione del loro Tfr hanno diritto a informazioni corrette». Lo afferma in una dichiarazione la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, per la quale, «per esempio drammatizzare come ha fatto il ministro alcuni eventi di fallimento dei fondi avvenuti nel tempo in altri paesi, quali America e Inghilterra, non aiuta i lavoratori e dimostra la scarsa conoscenza del quadro legislativo e amministrativo vigente in Italia per il sistema della previdenza complementare.
Così come prosegue Piccinini - non aiuta a fare una scelta serena sapere che dietro al tema Tfr si sta misurando una dialettica politica interna alla maggioranza e allo stesso governo che, pur legittima, diventa controproducente e non rispettosa dei diritti dei lavoratori, specialmente quelli più giovani».