«Stato da riformare, partiti litigiosi, manca un progetto e una leadership»
ROMA. Se ne va, qualcuno dice candidandosi come futuro premier di un governo bipartisan, al di là dei poli e degli schieramenti. Luca Cordero di Montezemolo ha tenuto ieri la quarta ed ultima relazione all'assemblea annuale di Confindustria prima di passare, l'anno prossimo, la presidenza al suo successore. Lo ha fatto leggendo 37 pagine sul gobbo come gli speaker televisivi, con gli occhi nella telecamera. Ha cominciato polemizzando con Fausto Bertinotti, seduto in prima fila accanto a Franco Marini.
Tanto per far intendere da che parte pendeva la sua bilancia: «Nessuno deve definire gli imprenditori italiani come impresentabili». E' scattato il primo dei 58 applausi che hanno punteggiato la relazione, esaltata in una ovazione finale. Con una enfasi che ha trascinato la platea, Montezemolo ha dato la soluzione ai problemi politici sul tappeto. E ha tracciato, con invidiabile sicumera, il canovaccio di un programma politico, dando, implicitamente, dell'inconcludente all'attuale presidente del consiglio Romano Prodi, seduto in seconda fila e molto poco entusiasta della relazione d'addio.
Montezemolo ha battuto il tasto del premier che sa decidere, che se ne infischia dei tentennamenti, che ha un "progetto Paese", ed ha messo sotto accusa la debolezza della politica e la litigiositàdei partiti. A conclusione del suo discorso, il presidente degli industriali ha svelato la sua aspirazione: «Per rafforzare un governo, occorre estendere le prerogative del presidente del consiglio, dandogli un vero potere di nomina e di revoca dei propri ministri. Aumentare i poteri del premier dell'esecutivo riduce l'immobilismo politico». Quanto alle pensioni, si tratta «di una riforma facile, basta applicare le leggi Dini e Maroni». Ecco i punti del programma di Montezemolo.
Completare il federalismo. «Serve un vero patto di stabilità tra Stato e regioni e un business plan per l'abolizione delle province che consentirebbe di risparmiare molto denaro».
Riforma elettorale. La politica deve aprirsi alla concorrenza, a cominciare dalla riforma elettorale. «Non sta a noi indicare quale sistema rappresenti la scelta migliore, ma niente liste prefabbricate. Il sistema deve consentire ai migliori di emergere».
Troppo alti i costi della politica. Sono troppi 4 miliardi per i costi della politica. «Basta quindi alla duplicazione delle strutture, incarichi, prebende in carico alla collettività, privilegi che i politici si autoassegnano». Il solo sistema dei partiti costa al contribuente 200 milioni l'anno, contro i 73 milioni della Francia. E mi riferisco ai contributi diretti». A fronte dei costi pochi sono i risultati. Lo Stato «è un'auto vecchia e pesante». Neanche un buon pilota la farebbe giungere al traguardo.
Ridurre le tasse. «Non pagheremo un euro in più», ha detto Montezemolo, «dobbiamo allinearci all'aliquota media europea che è più bassa di ben otto punti. Siamo disponibili a scambiare qualsiasi incentivo per una minore pressione fiscale». Ma per ridurre sensibilmente la pressione fiscale «la strada è abbattere il debito pubblico e poi, come ripetiamo da anni, far pagare le tasse a tutti», ha detto mettendosi dalla parte degli imprenditori che non evadono.
Gli statali. Non un parola sugli aumenti che non arrivano agli impiegati, bensì un consiglio: «La pubblica amministrazione deve aprirsi nalla concorrenza e al merito, facendo a meno dei cosiddetti fannulloni, e invece ampliare bgli spazi di flessibilità, ridurre il costo contributivo e fiscale degli straordinari».
I veti. «L'Italia non può essere il paese dei veti dai rifiuti alla Tav, dai rigassificatori alle autostrade, ma deve diventare il Paese delle decisioni».
Un progetto per il 2015. «Un futuro vicino che non può aspettare i tempi e i rituali della partitocrazia». Confindustria chiede una serie di riforme. Prima fra tutte: pagare meno tasse. «Da gennaio quando in Germania entrerà in vigore la riforma che riduce di nove punti l'aliquota fiscale, le aziende italiane saranno le più tassate di Europa».
Aiutare il Sud. «Siamo accanto ai lavoratori quando si tratta di combattere sommerso e morti sul lavoro. Il Sud è un interesse nazionale e serve un impegno straordinario».