L'AQUILA - Terra da scavo e macerie del terremoto accumulate in una discarica abusiva di circa 20 mila metri a Nord della pista d'atterraggio per realizzare a costo zero, ricoprendo quei rifiuti speciali con asfalto, la nuova area di sicurezza di fine pista per i voli dell'Aeroporto dei Parchi di Preturo (L'Aquila).
Nuova, fragorosa grana giudiziaria per l'assai discusso scalo aquilano, con 6 indagati e il sequestro di un'area di circa 20 mila metri quadrati a seguito di un'inchiesta della procura distrettuale antimafia del capoluogo su un traffico illecito di rifiuti speciali e di discarica abusiva.
Ad apporre i sigilli in un'operazione interforze personale del Corpo Forestale dello Stato, della Polizia e della Guardia di finanza.
Sono 6 gli iscritti nel registro degli indagati da parte del pubblico ministero Fabio Picuti: sotto accusa Giuseppe Musarella, amministratore delegato della società Xpress, Ignazio Chiaramonte, direttore commerciale della stesso sodalizio, l'ingegnere Mario Corridore, dirigente del Comune dell'Aquila referente per l’Ufficio Sviluppo della struttura aeroportuale, e tre imprenditori titolari di ditte di trasporto, Rachele e Antonio Lunari, della Lunari s.r.l. di Rieti e Piero Negrini, della Delta Impianti s.a.s. dell'Aquila.
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell'Aquila Guendalina Buccella ha autorizzato anche il sequestro di 6 automezzi e la somma di 36 mila euro a carico della Xpress che nel suo oggetto sociale ha anche quello dello smaltimento di rifiuti speciali.
Si tratta dell'ennesima bufera giudiziaria che si abbatte sullo scalo aquilano sul quale, dopo l'aggiudicazione della gestione da parte della calabrese Xpress, il Comune dell'Aquila, molto spesso in un clima di polemica, ha scommesso per il lancio di un aeroporto commerciale per dare all'Abruzzo interno il servizio fornito sulla parte costiera dall'aeroporto d'Abruzzo di Pescara.
Nonostante gli ingenti investimenti di fondi pubblici, tanto per le strutture quanto per la gestione, il progetto non è mai decollato e anzi i tentativi di tratte sono naufragati.
"Non voglio rilasciare dichiarazioni", ha affermato Musarella, contattato a caldo da AbruzzoWeb.
MACERIE SCARICATE ALL'AEROPORTO
I provvedimenti costituiscono l’esito di un'indagine durata diversi mesi, mirata alla verifica delle procedure di smaltimento di rifiuti, in particolare terra da scavo e macerie edili, provenienti da edifici privati distrutti dal terremoto del 6 aprile 2009.
In particolare, come si legge nalla nota della procura, "sono stati illecitamente trasportati, scaricati e smaltiti, senza le prescritte autorizzazioni, ingenti quantitativi di macerie (mattonelle, mattoni, marmi, plastiche, tubi, calcestruzzo, ferro, asfalto, eccetera), poi uniti a della terra di risulta, all’interno di una zona interna all’aeroporto di Preturo, a Nord della pista d’atterraggio, divenuta una discarica abusiva di 20.000 metri quadrati di estensione".
Alla Xpress sono stati confiscati beni per l'equivalente dell'ingiusto profitto avuto, "corrispondente al risparmio delle spese da sostenere per lo smaltimento lecito, non effettuato, dei rifiuti, e calcolato in 73.000 euro; l’obiettivo era quello di realizzare, a costo zero, la nuova area di sicurezza di fine pista, avente la finalità di riduzione del rischio per gli aeromobili, in caso di atterraggio lungo o uscita fuori pista. Il risparmio di spesa ammonta a circa 36.000 euro".
"PIU' DI 300 SCARICHI EFFETTUATI"
Più di 300 gli scarichi effettuati accertati dagli inquirenti, con diversi autocarri, provenienti dall’Aquila e Rieti, tra i mesi di marzo e maggio del 2014, ripresi e documentati dalla sezione Crimimalità organizzata della squadra Mobile, che ha individuato anche il sito di scarico interno all’aeroporto, nel quale poi il Nucleo di Polizia giudiziaria ambientale del corpo Forestale dello Stato, recentemente costituito presso la Dda dell’Aquila, con la collaborazione del Nipaf, Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale, del Comando provinciale Cfs dell’Aquila, ha accertato la presenza del rifiuto speciale.
Durante la fase investigativa si è accertato che le ditte di trasporto prelevavano, tramite i loro autocarri, da 4 cantieri edili che lavoravano su edifici demoliti, all’Aquila, terra e materiale di risulta, per poi trasportarlo e scaricarlo all’interno dell’area aeroportuale; "il tutto in assenza di autorizzazioni al deposito e documenti di trasporto, senza che, peraltro, detto materiale venisse analizzato e trattato", si legge ancora nell'informativa della procura.
Il Nucleo di polizia tributaria della Finanza del Comando provinciale dell’Aquila si è occupato degli accertamenti bancari, fiscali e tributari di specifica competenza.
L’attività d’indagine è coordinata dal procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, e dal sostituto procuratore Fabio Picuti.
LE REAZIONI
CIALENTE, ''NON MI PENTO DEI FONDI A XPRESS, MA CONTROLLARE BENE"
“Non sono pentito di aver assegnato soldi pubblici all’Aeroporto dei Parchi dopo questa nuova inchiesta giudiziaria, assolutamente no, lo scalo non dipende da quel terreno. Certo è chiaro che le cose bisogna farle secondo le regole”.
Così ad AbruzzoWeb il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di ritorno dal vertice a Roma con il vice segretario del Partito democratico, Lorenzo Guerini, commenta l’ennesima tegola giudiziaria che ha travolto l’aeroporto cittadino, oggetto di un tentativo di trasformazione in scalo commerciale fin qui fallito con l’amministrazione comunale tra i sostenitori più convinti.
L’inchiesta giudiziaria ha portato alla scoperta di un terreno di 20 mila metri quadrati riempito con macerie del sisma e terra di scavo, definito “discarica abusiva” dagli inquirenti, con 6 persone indagate tra cui i vertici della società calabrese Xpress, che gestisce la struttura.
“La questione non è se io debba ancora fidarmi o meno della Xpress, che ha vinto una gara. Spero piuttosto che abbia stipulato un contratto serio per la fornitura delle macerie - afferma il sindaco - Quello che dovrà emergere dagli atti è se era specificato o meno che la fornitura dovesse venire dalla raccolta delle macerie e in che modo sarebbero state trattate”.
Cialente fa un altro esempio, “anche noi abbiamo utilizzato macerie del sisma, trattate appositamente, per rialzare di un metro il campo di rugby in sintetico di Centi Colella, che era a rischio esondazione. Ma lì la situazione era nota”.
In tal senso, rivendica il sindaco, “bisogna porre un problema generale molto serio, cioè che sulle macerie private non c’è controllo. La raccolta più veloce e sicura delle macerie è stata quella dell’Asm (la municipalizzata del Comune aquilano, ndr), l’unica dov’erano presenti costantemente Arta, Asl e Forestale per controllare”.
Su quelle private, invece, fa notare il primo cittadino, “continuo ad avere preoccupazioni perché dovrebbe esserci il Gps per tracciarle ma alle demolizioni a cui assisto non ho visto controlli e quando ho chiesto mi si è detto che è molto difficile farli”.
“Ho massima fiducia negli accertamenti della magistratura, come al solito sono assolutamente garantista ma è bene si faccia chiarezza”, conclude.