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Pescara, 15/05/2026
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Data: 27/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Prodi: «A vecchi e bimbi 2/3 del tesoretto». Annunciata la revisione della legge Biagi «Limitare la precarietà dai tempi indefiniti»

FIRENZE. Dieci domande da dieci famiglie, dieci risposte di Romano Prodi, una sola indicazione, chiara. Due terzi del cosidetto «tesoretto» vanno spesi per vecchi e bambini. Basta liti e storie, il presidente del consiglio raccoglie la sfida della Conferenza della famiglia e dà un'indicazione all'intero governo, del resto non nuova: «Due terzi del ?tesoretto' saranno destinatiper alleviare le situazioni di indigenti, anziani e famiglie numerose». L'applauso è d'obbligo e l'auditorium non lo nega. Anche se la tensione è alta, anche se fuori manifestano gay, occupanti di case e immigrati clandestini e dentro si imbavagliano rappresentanti delle famiglie di fatto. Ma Prodi è rilassato, nel clima generale a metà tra la festa parrocchiale e il convegno di studio.
Arrivando, scherza con i giornaliti: «Il tesoretto è Rosy Bindi». Altro che «extragettito», come lo chiama Padoa Schioppa. L'intervento finale del presidente del consiglio - contestatissimo dalla Casa delle Libertà in giornata di silenzio elettorale - è organizzato come un happening. Lorena Bianchetti e Carlo Conti introducono e mediamo le domande e i dubbi di dieci famiglie rappresentative del profilo statistico italiano. Quesiti e risposte, però, sono quanto di più lontano dalla politica spettacolo si possa immaginare. Intervistano Prodi anziani e fidanzati in attesa di matrominio, famiglie affollate di figli naturali e famiglie cresciute con adozioni e affidamenti, famiglie immigrate, coppie alle prese con l'acquisto di libri scolastici e altre tormentate dal desiderio e dal bisogno di una casa.
Il clima da arena televisiva è vivo e reale, gaffes comprese come quando la Bianchetti introduce una coppia di «Matera, provincia di Basilicata» (sic). Il contenuto è più quello della piazza del villaggio, dove ciascuno si racconta i propri guai. Che sono quelli di tutti: pagare salate tariffe perché con sei figli non si possono contenere i consumi; vivere in due con mille euro al mese; desiderare un mutuo dalla banca e non averlo perché il lavoro è precario; far quadrare il bilancio famigliare e le spese d'istruzione; smettere di veder considerati i bambini adottati o affidatari figli di serie B; cercare un lavoro a 54 anni quando si è troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per il mercato; crescere un bambino handicappato senza i servizi necessari a una coppia di lavoratori.
Ci sono, insomma, da fare molte cose ma l'Italia, sia pure in ritardo sull'Europa occidentale, stavolta, non parte da zero, ricorda Prodi. La Finanziaria 2007, lo aveva ricordato anche Rosy Bindi aprendo la conferenza, ha stanziato 3 miliardi di euro per la famiglia. «L'inizio di un cammino che inverte una rotta precedente», considera il presidente del consiglio. L'aspettativa, però, deve essere più alta: «La cosa più importante è che quando nasce un figlio nasca con un patrimonio che, se non glielo dà la famiglia, glielo dà la società».
Romano Prodi non si limita a enunciare obiettivi strategici e di lungo periodo. Il presidente del consiglio guarda ai prossimi mesi (anche se accoglie con un sorriso il lapsus beneaugurante di un anziano che presenta richieste per la prossima «legislatura» intendendo dire «finanziaria») per mettere mano a parecchie cose. Il lavoro: vanno posti «limiti a episodi di precarietà che durano tempi indefiniti», che vuol dire ritoccare la legge Biagi. «Il precariato uccide i giovani», ha aggiunto. La scuola: «Incentivare il comodato d'uso dei libri di testo e ridare autorità agli insegnanti». Immigrati: «No ai ghetti e alle scuole separate», la parola d'ordine deve essere «integrazione». Infanzia: «Nella prossima finanziaria si farà un salto in avanti nel numero degli asili nido». Vecchiaia: «Il problema fondamentale è che mentre si riorganizza il sistema pensionistico bisogna rianimare il mercato del lavoro e aiutare con paracaduti sociali coloro che si trovano in questa fase di transizione».
Detto tutto questo e incassato l'applauso da quasi tutta la platea cattolica in arrivo direttamente dal Family Day del 12 maggio, Romano Prodi dichiara a chiare lettere che «oggi la famiglia coincide con l'interesse nazionale». Che significa una ulteriore parola di grande distensione nei confronti della Conferenza episcopale italiana, suggellando il dialogo con la Chiesa cattolica riaperto giovedì dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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