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Pescara, 15/05/2026
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Data: 30/05/2007
Testata giornalistica: Trambus
Finisce l'epoca delle Spa pubbliche di Maurizio Sgroi

La riesumazione dello strumento azienda speciale, con tutti i borborigmi tipici della gestione pubblicistica, e la contestuale (e speculare) affermazione delle aziende private nella gestione dei servizi pubblici segnano il tramonto delle spa a capitale pubblico. E con queste, anche del contratto di servizio, vale a dire della carta dei diritti e dei doveri che lega l'ente locale all'azienda che eroga il servizio, potendo all'occorrenza servire anche come base per eventuali liti o vertenze. Questo in teoria. La pratica purtroppo ha spesso mostrato come alla cogenza giuridica del contratto di servizio si sia affiancata una certa indulgenza, chiamiamola così, derivata dalla circostanza che sovente le aziende firmatarie erano controllate in tutto o in parte dall'ente locale. E questo, evidentemente, scoraggia certe azioni che magari un privato non si farebbe scrupolo di esercitare. Un esempio: l'ente locale non paga - o paga in forte ritardo - l'azienda erogatrice. Se quest'ultima fosse privata, potrebbe persino pensare a un decreto ingiuntivo per ristabilire il suo diritto. Ma se è un'azienda controllata, i cui vertici sono nominati dalla politica? Provate a indovinare. Il vero nodo gordiano delle spa a capitale pubblico era ed è questo. A ben vedere, una questione strettamente di governance. Ma a parte questo, le spa pubbliche hanno alcuni pregi che adesso la riforma Lanzillotta tende a cancellare: agilità di gestione, rigore sui conti, rispetto dei contratti, sottoposizione al diritto privato. Nulla di tutto questo riguarda le aziende speciali, che dovranno fare una gara d'appalto pure per comprare le matite, e un concorso pure per assumere figure apicali. Una splendida evoluzione.

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