ROMA Dentro lo conoscono tutti bene da anni, tanto da definirlo “il ministro dell’Interno della Uil”. Fuori, tra la base degli iscritti e persino tra i giornalisti habitué del palazzo di via Lucullo dove la Uil nazionale ha la sua sede, è decisamente meno noto. Tra dieci giorni, al termine del congresso del suo sindacato (19-21 novembre), Carmelo Barbagallo verrà eletto ufficialmente successore di Luigi Angeletti, che ieri si è dimesso e lo ha designato.
Solo negli ultimi tempi il suo nome il suo volto e la sua voce hanno iniziato a circolare tra il grande pubblico, il suo stile però già si intravede: è quello di uno determinato, che tratta fin quando c’è da trattare ma poi va avanti per la sua strada. Che a brevissimo - se il governo non darà risposte sul rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti e sui pensionati - potrebbe essere anche quella dello «sciopero generale». Lo aveva già detto sabato durante la manifestazione degli statali, lo ha ribadito ieri chiedendo alla Cgil di non metterlo di fronte al fatto compiuto decidendo le date in splendida solitudine domani.
Sin dalle prime battute quindi Barbagallo si propone come un osso duro per i suoi interlocutori. E d’altronde è già famoso lo scambio di battute con Renzi a Palazzo Chigi il mese scorso nel primo incontro con le parti sociali. «Lei chi è?» gli si rivolse il premier, infastidito dalle sue richieste di dettagli. Pronta la replica: «Imparerà a conoscermi».
Barba e baffi curati, occhialini e spiccato accento siciliano (è nato a Termini Imerese), non si può certo dire che Barbagallo faccia parte delle nuove generazioni al potere: di anni lui ne ha 67. «Io non sono anziano. Ho solo iniziato prima» scherza con chi gli fa notare che da un po’ di tempo a questa parte i suoi coetanei sono spesso scalzati da chi ha la metà dei loro anni.
Dicono che non sia uno che si lasci intimidire facilmente da eventi o persone. Il suo percorso umano e professionale lo ha abituato a resistere a momenti duri. Come quando la sua famiglia - mamma casalinga e papà autista di betoniere - aveva bisogno di arrotondare le entrate e mandarono lui, primo di quattro figli, a lavorare fuori casa nonostante avesse solo 8 anni. Dopo aver conquistato il diploma di terzo avviamento professionale, a 15 anni ottenne il suo primo contratto regolare in una concessionaria d’auto. Successivamente, mentre faceva il garzone in una bottega di barbiere, iniziò a interessarsi alle vicende politiche e sociali: nei momenti di scarsa affluenza si metteva in un angolino a leggere i giornali che i clienti lasciavano sui banconi. Prima di approdare come operaio specializzato alla Fiat di Termini Imerese, era passato per un pastificio, una cooperativa ittica, un magazzino di smistamento postale. L’impegno nel sindacato inizia proprio in quegli anni alla Fiat come delegato di fabbrica, e continua come leader Uilm (metalmeccanici) di Palermo, poi segretario generale Uil sempre del capoluogo dell’Isola, infine di tutto il territorio siciliano che spesso si trovava ad ammirare dall’alto alla guida di un deltaplano (una delle suoi passioni, insieme con i fumetti e i nipoti). Nel giugno Duemila arriva a Roma, come segretario confederale nazionale con delega all’organizzazione. Da gennaio scorso è segretario generale aggiunto.