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PESCARA. Infrastrutture vecchie di decenni, materiale rotabile non rinnovato, mancanza cronica di dipendenti. Ed uno «spezzatino» di competenze territoriali fra Ancona e Roma. Per i sindacati il sistema delle ferrovie in Abruzzo è praticamente all'anno zero. La ristrutturazione cui è stato sottoposto il gruppo Fs nell'ultimo decennio non avrebbe prodotto i frutti sperati, ed oggi i rappresentanti dei lavoratori chiedono l'intervento delle istituzioni. «Basta guardare i dati per capire lo stato di salute del sistema» dice Giovanni Luciano, delegato nazionale e segretario regionale Fit-Cisl.
«Oggi i dipendenti del gruppo sono 1.304. Sette anni fa erano il 70 per cento in più», osserva Giovanni Luciano. Una cura dimagrante che ha riguardato anche i servizi ai cittadini specie sulle linee delle aree interne, per le quali «è cronaca quotidiana il disservizio provocato dalla vetustà di linee e mezzi», ma che è frutto soprattutto della scelta del gruppo di non dotare l'Abruzzo di una autonomia aziendale. «La dipendenza dalle direzioni di Ancona e Roma provoca uno scompenso fortissimo», denuncia Luciano, «perché siamo trattati come periferia di Ancona e come colonia orientale di Roma. E si sa che nelle ristrutturazioni il prezzo più alto è stato fatto pagare alle periferie». Fino all'ultima beffa, sottolineano i sindacati, quella dell'ammodernamento della tratta adriatica fra Ortona e Vasto: conquista accolta con entusiasmo da istituzioni e dipendenti, ma che l'azienda ha deciso di far telecomandare dalla stazione di Bari. Decisione costata ottanta postazioni di lavoro e altrettanti ferrovieri da ricollocare in altre mansioni.
«La situazione è estremamente grave, a pagare sono i lavoratori ed i cittadini e c'è un enorme problema di rapporti istituzionali», sottolinea ancora Luciano, «perché la Regione non sa a chi deve rivolgersi, e resta da capire quale peso possa avere l'amministrazione di una regione che, per le ferrovie, non esiste». Ma il peggio, denuncia la Fit-Cisl, potrebbe non essere ancora arrivato. Dal 2000 infatti in Italia è decaduto il monopolio del gruppo Fs, e altri operatori possono acquistare pezzi del sistema. E in tutta Italia ci sono almeno quaranta società registrate presso il ministero dei trasporti che stanno studiando quali tratte acquistare anche nel trasporto di passeggeri. «Il rischio reale», denuncia Luciano, «è che sulle tratte per le quali c'è mercato ci sarà la corsa all'acquisto, per le altre sarà la collettività a pagare». Per la Fit dunque «occorre che l'assessore Tommaso Ginoble convochi il tanto atteso e più volte promesso incontro fra Regione, sindacati e gruppo Fs».
Anche perché si sta per aprire un'altra partita, quella del trasporto pubblico locale. Ma la Cgil frena: «Prima di parlare di privatizzazioni e liberalizzazioni» spiega Gianni Di Cesare, dirigente regionale del sindacato, «bisogna che la Regione disegni i nuovi bacini territoriali per cui attivare le gare. Ogni bacino sarà oggetto di una gara diversa, ma oggi esistono bacini di poche migliaia di abitanti che non saranno mai economici. Così come sono, rappresentano un rischio per i lavoratori e per i cittadini. Bisogna che ce ne sia uno per provincia». Anche per questo ci si deve però mettersi attorno a un tavolo, dice Di Cesare: «In Abruzzo sono a rischio i servizi minimi essenziali, e occorre intervenire rapidamente».