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Data: 01/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Draghi: giù le tasse, su l'età pensionabile. E il governatore mette in guardia dalle commistioni tra politica e banche

Ventuno pagine, un'ora scarsa per leggerle «Relazione perfetta» dice Montezemolo, ma sulla previdenza arriva il no dei sindacati

ROMA. Riforma delle pensioni, riduzione del debito, il risanamento dei conti pubblici cambiando i meccanismi di spesa. E poi un sistema scolastico efficiente, l'aumento della produttività, il rinnovo del sistema produttivo anche passando da un ricambio generazionale nelle imprese familiari.
Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia, disegna nelle sue Considerazioni finali l'Italia che c'è e quella che, auspica, verrà. Indica strade possibili, ma ribadisce che «ognuno deve agire nel rispetto del proprio ruolo». La politica da una parte, Banca d'Italia, il sistema creditizio in generale, dall'altra: «Un sistema finanziario moderno non tollera commistioni tra politica e banche», dice il governatore. Rinnovare il Paese, meta raggiungibile: «Se tutti noi, ciascuno nel suo ruolo, senza attardarsi nel rimpianto per le occasioni mancate, ma traendo forza dalla consapevolezza dei progressi compiuti, sapremo ritrovare quel sentire il bene comune che è essenziale per lo sviluppo duraturo del Paese».
Ventuno pagine, un'ora scarsa per leggerle, con un paio di aggiunte a braccio. «E' stata una relazione perfetta», dice Luca di Montezemolo, presidente di Confindustria, che con Draghi ha condiviso il liceo e ora condivide buona parte delle indicazioni contenute nelle «Considerazioni».
Le pensioni arrivano a pagina 14. Draghi sta affrontando il capitolo «Una finanza pubblica sostenibile»: «Un riequilibrio duraturo - dice il governatore - richiede un intervento sul sistema previdenziale. E' necessario accrescere nel tempo l'età media effettiva di pensionamento anche per mantenere un livello adeguato nei trattamenti».
Come? Draghi non ha dubbi: applicare la riforma Dini, aggiungendo che «un'applicazione rigorosa e tempestiva dei meccanismi di riequilibrio previsti dall'attuale normativa è essenziale». I coefficienti, insomma. Poi, concludendo il suo intervento, il governatore aggiunge: «Affrontare il problema della previdenza in modo mai definitivo ha un costo in termini di mancata crescita».
«L'età pensionabile - risponde Luigi Angeletti, Uil - può aumentare solo su base volontaria». «Vedo due problemi: nella relazione non si parla di salari e di pensioni troppo bassi e, sulla previdenza, non abbiamo esattamente le stesse opinioni», è il commento di Guglielmo Epifani, Cgil. Raffaele Bonanni, Cisl vede nella relazione anche «una frustata contro le rendite e le inefficienze». «Non condivido la ricetta sulle pensioni», dice secco il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. Piero Fassino, invece, dice che «è necessario affrontare il problema, sia aumentando le pensioni basse sia modernizzando il sistema previdenziale».
Ma l'analisi del governatore contiene molti altri spunti. Sulla crescita, per esempio, quando dice che c'è, sì, ma che va sostenuta. Che c'è un «un ritardo da colmare», ritardo che investe vari settori del nostro Paese, dall'Istruzione alle Infrastrutture, dalla giustizia civile alla pubblica amministrazione. Sulla scuola Draghi chiede «un cambiamento forte», con «un efficace sistema di valutazione delle scuole». «Per cambiare la scuola italiana - dice - si deve muovere dalla constatazione dei circoli viziosi che la penalizzano, disincentivano gli insegnanti, tradiscono le responsabilità della scuola pubblica». Sulle infrastrutture Draghi avanza una proposta dirompente: «Nell'interesse generale occorre riflettere sui casi in cui è opportuno, trascorso un tempo definito, svincolare l'azione del governo centrale dall'obbligo di assenso degli enti regionali e locali interessati. dare voce alle esigenze locali deve essere possibile senza bloccare sine die la realizzazione di opere necessarie alla modernizzazione del Paese».
Sulla lentezza della giustizia civile il governatore raccoglie l'assenso del ministro della Giustizia, Clemente Mastella. «Nella durata dei processi - dice Draghi - il confronto internazionale è impietoso».

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