«Per il rilancio del porto abbiamo investito talmente tanto che mi rifiuto di credere che agli impegni presi dalla politica non seguiranno fatti concreti». Daniele Becci, presidente della Camera di commercio, aggiunge la sua voce al grido d’allarme lanciato ieri dagli operatori portuali del settore commerciale, che, a differenza della marineria che i fondi di ristoro li ha in qualche modo avuti, sono ancora in attesa di indennizzi per il blocco di attività nello scalo marittimo durato circa tre anni. Quindici aziende che la crisi ha colpito al cuore e che ora rischiano addirittura di chiudere. In una lettera aperta hanno chiesto un incontro urgente al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e ricordato al sindaco Alessandrini degli impegni presi in campagna elettorale. «Da allora non si è più visto nessuno di loro qui in porto» hanno scritto gli operatori. Immediata la replica del primo cittadino:
A riassumere la situazione è ancora Daniele Becci, preoccupato dello stallo attuale ma fiducioso che tutto si risolverà: «La Camera di commercio ha erogato centomila euro alle imprese portuali, ha preso in affitto la stazione marittima dalla Provincia e non ultimo ha investito sulla Snav una somma importante, 200mila euro in tre anni, per un ripristino, che si vorrebbe continuato nel tempo, dei collegamenti con l’altra sponda dell’Adriatico. Sacrifici che ora vanno ripagati e per i quali chiediamo alla politica di fare la sua parte». Dragaggio costante e attuazione del Piano regolatore portuale sono le priorità per il recupero dello scalo: urge intervenire sulla diga foranea e favorire la deviazione del corso fluviale alla foce per ridurre l’accumulo di detriti sui fondali e garantire più sicurezza alla navigazione, ma i tempi sono stretti e tutto dipende dallo sblocco della pratica del Piano regolatore. Sul fronte del dragaggio passi in avanti sono stati compiuti: sono stati completati i carotaggi, si stanno facendo analisi sulla sabbia dei fondali, passaggi fondamentali per autorizzare di nuovo la ripresa delle escavazioni. L’obiettivo, da progetto, è di riportare i fondali della darsena commerciale a una profondità di sei metri (oggi sono a 4).
Per il dragaggio sono stati stanziati 1,8 milioni nel 2014 e ci sarebbe un altro milione per il 2015 con lo Sblocca Italia, ha annunciato giorni fa il ministro Lupi. Una conferma è arrivata in tal senso dal vice sindaco Del Vecchio, che ieri a Roma ha incontrato al Provveditorato alle Opere marittime l’ingegner Roberto Linetti e l’architetto Giampiero Destro Bisol, ai quali ha sollecitato interventi urgenti per evitare un’altra paralisi dello scalo. «I due tecnici hanno assicurato che nei primi mesi dell’anno nuovo sarà attivata un’altra procedura di dragaggio, la cui gara dovrebbe partire ai primi di dicembre». Una buona notizia per gli operatori portuali, tuttavia scettici: «Tutto dipende dalla destinazione dei fanghi: se possono finire in mare la somma disponibile consentirà di fare molto. Nel caso si debba invece ricorrere a una discarica di rifiuti speciali, meglio lasciar perdere da subito. Diano qualche indennizzo a noi e dichiarino la chiusura, anzi la morte del porto». Temi che saranno approfonditi oggi in Capitaneria a Pescara in una riunione operativa coordinata dal comandante Enrico Moretti alla quale interverranno lo stesso Destro Bisol, altre istituzioni e i tecnici Arta.