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Data: 03/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Tassisti e benzinai in guerra tra minacce e mediazioni. Gli autisti del trasporto privato hanno trovato un primo accordo con il governo

ROMA. Dopo due giorni di stop totale, i tassisti portano a casa un primo piccolo risultato. Quanto basta a sperare che il governo capisca le difficoltà della categoria, senza dover ricorrere a nuove proteste.
Ora tocca ai benzinai che il 6 e il 7 hanno intenzione di tenere le pompe chiuse per 48 ore di fila. Un braccio di ferro che crea scompiglio nel già difficile sistema dei trasporti. Non è il decreto legge sulle liberalizzazioni di Bersani a creare malumore, ma il disegno di legge che è in discussione alla Camera.
Il ministro dello Sviluppo prosegue, dicono i benzinai, «a testa bassa» senza voler sentire le loro ragioni.
Tutti d'accordo che sia necessaria una legge sulla concorrenza e sul libero mercato e che bisogna abbassare il prezzo della benzina per tutelare il consumatore. Solo che i gestori di pompe vorrebbero essere tutelati anche loro e sostengono che il prezzo non si abbasserà se non si supera la rigidità del sistema distributivo che dipende in buona parte dalle grandi compagnie petrolifere.
Quanto ai tassisti, invece, sono in attesa di una norma risolutiva che dovrebbe venire dal governo e per ora si accontentano di averla spuntata sull'accantonamento del cosiddetto «taxi innovativo», ossia su una concorrenza ritenuta «sleale» dai tassisti, che avrebbero fatto i Comuni con un servizio urbano di tipo «ecologico» o per invalidi, un servizio che si sarebbe intromesso senza regole nel mercato del trasporto privato.
Per capire che cosa è successo, bisogna innanzitutto definire il «trasporto privato» come quello fatto dai tassisti o dalle auto con conducente, ma sempre inferiore alle 9 persone a bordo compreso il guidatore. Il disegno di legge in discussione alla decima commissione della Camera presieduta dal radicale Daniele Capezzone, quindici giorni fa, ha riscritto le norme del disegno di legge mantenendo «le aziende pubbliche innovative», cioè questa terza figura che si intromette nel mercato, secondo i tassisti, senza avere alcuna regola se non quella decisa da un Comune che comunque può anche fare qualche piccolo disavanzo. Il disegno di legge affronta l'Aula di Montecitorio e supera gli emendamenti di Rifondazione Comunista che sembra intendere che il lavoro dei tassisti va salvaguardato e che non si può lasciare la gestione di un malessere così forte ai partiti di destra.
Dopo il secondo blocco della circolazione il 31 maggio (il primo era stato l'8 maggio) il governo addiviene ad una intesa con i tassisti prevedendo l'eliminazione della figura pubblica nel trasporto privato, (diventato articolo 11 del ddl), e assicurando le delegazioni della categoria che si sarebbe adottato un provvedimento per evitare che il servizio agli aeroporti fosse riguardoso delle norme regionali. Ora la categoria aspetta che il governo vari le norme per far assumere ai tassisti quel conducente che dovrebbe fare il secondo turno, così come previsto dalla legge Bersani. Questa norma del doppio turno è andata avanti solo laddove i tassisti hanno assunto un familiare come conducente, perchè in quel caso si sono rifatti alle norme delle società familiari. Ma chi deve pagare i contributi del secondo conducente? A quale normativa bisogna rifarsi? E' ovvio che i tassisti sperano che il governo, per attuare questo secondo turno, sia disposto a varare norme per un contratto di lavoro agevolato. Intanto, in attesa, molto resta come prima.
Il 6 giugno e il 7, i benzinai chiuderanno le pompe di benzina. I 23.000 gestori incroceranno le braccia perchè sono contrari anche loro alle norme del disegno di legge approvate in Commissione. Solo che il governo fa orecchie di mercante, e vuole assolutamente che le aree della grande distribuzione possano vendere benzina quando vogliono.
La legge Bersani va contro le leggi 32 del '98 e 57 del 2001 che stabilivano, anche in virtù delle norme sul federalismo, che le Regioni avessero competenza sulle distanze e quindi sul numero dei benzinai da introdurre in una determinata regione. Ora il governo dice: non ci devono essere distanze minime decise dalle regioni né parametri numerici perchè in questo modo si falsa la concorrenza.
I benzinai vorrebbero che la concorrenza fosse veramente vera e non agevolasse la grande distribuzione. Così come è piccolo il nostro territorio, basta una cena tra grandi amministratori delegati per decidere un «cartello» sulla benzina. E il gestore della stazione di servizio deve sottostare ai prezzi perchè il contratto di gestione di una pompa lo vincola all'approvvigionamento da una compagnia e non da un'altra.
Il gestore di una stazione di servizio lavora in una sorta di franchising, mentre il titolare di una grande distribuzione può approvigionarsi dove gli pare e può fare l'orario di servizio che vuole. Il benzinaio invece, deve sottostare alle chiusure imposte dalle regioni. I benzinai hanno una richiesta da fare al governo: le stazioni di servizio vengano vendute a prezzo di mercato ai gestori e non siano più di proprietà della compagnia petrolifera.

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